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23.06.2009
La Grotta Rossa  
La Grotta Rossa La Grotta Rossa Valle dei templi La Grotta Rossa William-Adolphe Bouguereau La Grotta Rossa La Grotta Rossa Valle dei templi La Grotta Rossa La Grotta Rossa La Grotta Rossa La Grotta Rossa La Grotta Rossa La Grotta Rossa

La Grotta Rossa

Come regione dedita alla produzione vinicola la Sicilia è stata immeritatamente esclusa per troppo tempo dall'elenco dei migliori regioni al mondo per la produzione di vini. Eppure proprio dalla Sicilia si è estesa l'arte della vinificazione in tutto il territorio italiano e, poi, da lì si è diffusa in tutta l'Europa. Il clima caldo e secco dell'isola, il terreno straordinario, rosso per l'origine vulcanica, i venti freschi che, al tempo della vendemmia, soffiano dalla parte del mar Mediterraneo: tutti questi furono i presupposti per la comparsa della coltura vinicola in Sicilia già nel VII secolo a.C.

Secondo la leggenda, il dio del vino Dionisio si recava in Sicilia soprattutto per assaporare un vino fatto dalla qualità d'uva "Eugenia". Il poeta greco Esiodo cita il dolcissimo vino "Biblico", prodotto dalla qualità d'uva "Moscato", che aveva assaggiato nella città di Siracusa. Il poeta notò che i fenici, che erano ottimi marinai, avevano fatto dei vini siciliani una merce di scambio con tutte le città dove giungevano con le loro navi.

Anche i romani resero giustizia ai vini siciliani. È noto che Giulio Cesare aveva un debole per il "Mamertino", che si produceva in certi villaggi della costa del Tirreno nei pressi di Messina. Plinio il Vecchio, grandissimo intenditore di vini, prediligeva il vino bianco di Taormina, che si produceva dalle qualità antiche d'uva bianca "Catarratto", "Carricante", "Grillo", "Inzolia" e "Minella". Con l'arrivo del cristianesimo, ovvero nel periodo di dominio bizantino, quasi due terzi del territorio dell'isola diventarono di proprietà delle società religiose, che introdussero nuovi modi di produzione e migliorarono i vecchi modi di vinificazione, abbandonati al tempo dell'invasione dei barbari.

Al tempo del dominio arabo la vite era stata praticamente annientata nellisola. Soltanto nel XV secolo la situazione migliorò: dai porti della Sicilia in direzione di tutti i paesi del Vecchio Mondo partivano navi cariche di vini leggeri dall'Etna, di vini corposi da Palermo, di vini profumati da Agrigento.

Però non è stato facile ritornare ai livelli di notorietà di una volta. Praticamente, fino al XX secolo, la Sicilia produceva in gran parte vino a buon mercato. Un fiorire inaspettato delle attività e dei successi dei viticoltori siciliani in questo ultimo decennio è simile all'effetto del risveglio di un vulcano attivo dopo un sonno secolare.

Soltanto negli ultimissimi dieci anni i siciliani sono riusciti a fare l'impossibile: invitare i migliori produttori di vino, sfruttare al massimo le risorse naturali e utilizzare le tecnologie più moderne. Oggi La Sicilia offre al mercato mondiale vini per tutti i gusti. Le magnifiche qualità internazionali: "Chardonnay", "Cabernet", "Sauvignon", "Merlot", "Sira". Particolarmente apprezzate dagli intenditori sono le qualità locali, che contraddistinguono la Sicilia rispetto alle altre regioni produttrici di vino.

Tra coloro che hanno restituito ai vini siciliani la loro fama a livello mondiale ci sono Salvatore Greco e Francesco Giordano, che da oltre ventanni dirigono la ditta "Grotta Rossa". L'azienda stessa fu fondata tre decenni fa nella provincia di Agrigento. Qui, nei pressi della Valle dei Templi, conosciuta in tutto il mondo perché vi si trovano le rovine dellomonima antica città greca, si trovano le piantagioni del più grande granaio di vigne della Sicilia Occidentale. Proprio questa parte occidentale fornisce praticamente il 70 % di tutto il vino siciliano.

I signori Salvatore Greco e Francesco Giordano hanno gentilmente acconsentito a rispondere alle domande della rivista "Gourmetto".

La vostra azienda esiste già da trenta anni. Quale tra i vostri successi di tutto questo periodo ritenete essere il più importante?

Il più importante successo è stato il lancio sul mercato mondiale. Abbiamo potuto dimostrare che i vini siciliani non sono secondi ai vini degli altri paesi, inoltre non temono la concorrenza e hanno i loro intenditori.

Si ritiene che i siciliani abbiano portato una rivoluzione tra i vini italiani. È veramente così?

Per tanto tempo i vini siciliani sono stati considerati una semplice aggiunta alla produzione dei vini di altre regioni d'Italia, senza avere un proprio carattere. La rivoluzione è consistita nel fatto che i produttori di vino sono riusciti a distruggere questo stereotipo legato alla produzione siciliana e hanno saputo fare vini di qualità, che oggi sono apprezzati in tutto il mondo.

Vi sentite rivoluzionari?

Rivoluzionari è una parola troppo forte. Siamo piuttosto gente che ama moltissimo la propria patria, la propria storia ed è capace di fare cambiamenti risolutivi.

Questo come si sposa con un certo conservatorismo e tradizionalismo propri dei siciliani?

In modo molto semplice; a un certo punto abbiamo capito che dovevamo andare avanti e ingrandirci.

A causa dell'affinità tra il clima della Sicilia e quello dell'Australia tante aziende invitano gli enologi del Continente Australe...

Può essere che sia così. Ma noi non lo facciamo. Ci fidiamo dei nostri enologi locali, perché nessuno straniero conosce meglio dei siciliani le tradizioni. I nostri enologi mettono nel vino una piccola parte della loro anima.

Che cosa è per voi più importante nella produzione del vino?

Per una buona produzione di vino per noi la cosa più importante è rispettare le tradizioni. Allo stesso tempo, però, seguiamo con attenzione lo sviluppo delle nuove tecnologie e usiamo le migliori tra queste. La particolarità dellazienda Grotta Rossa magari sta proprio in questo.

La Sicilia è ritenuta un paradiso per la produzione vinicola, una regione dove non c'è bisogno di fare troppi sforzi per far maturare l'uva...

Però questo è abbastanza lontano dalla verità. La viticoltura e l'industria vinicola sono processi molto complessi, che richiedono un lavoro minuzioso e una continua attenzione verso la perfezione. Ma il clima e il terreno creano delle condizioni uniche, ed è proprio ciò che permette di produrre vini dal carattere forte. Uniche nel loro genere sono anche le qualità d'uva autoctone coltivate in Sicilia. Prima di tutto sono il "Nero d'Avola" e l"Inzolia". Inoltre coltiviamo le qualità internazionali: "Merlot", "Sira", "Chardonnay", ma la produzione principale resta sempre quella delle qualità locali.

In che consiste la particolarità del tipo "Nero d'Avola"?

Il vino fatto dall'uva "Nero d'Avola" è di solito un vino corposo, ben bilanciato, con una vasta gamma di aromi: ciliegia, frutti di bosco e tabacco.

Raccontateci un po' delle altre qualità d'uva che coltivate.

A parte tutto vale la pena menzionare le qualità d'uva internazionali. Molto interessante è il vino "Immagine Sicilia IGT", che si produce dalla qualità d'uva "Chardonnay". In nessunaltra parte del globo terrestre troverete un vino simile a quello fatto dallo "Chardonnay"; si può dire che sia la quintessenza dei raggi del sole. Altre qualità come il "Sira" e il "Merlot" completano alla perfezione la nostra qualità locale di "Nero d'Avola".

Quali piani ha la vostra azienda per i prossimi anni? Pensate di aumentare le vigne?

Noi progettiamo di svilupparci puntando sulla qualità. Certo, vorremmo anche aumentare le vigne, ma questo è un processo abbastanza complesso e costoso. Non vogliamo guardare troppo avanti.

Quale è il vostro vino preferito?

Non siamo originali nelle nostre preferenze; ci piacciono i nostri vini; tra i rossi "Mezzanotte Sicilia IGT", tra i bianchi "Immagine Sicilia IGT."

Con quale piatto italiano secondo voi si sposano meglio? Quale abbinamento raccomandereste ai lettori della rivista "Gourmetto"?

Il "Mezzanotte" va benissimo con i piatti di carne, ad esempio la bistecca. L'"Immagine" è lideale per un piatto di pesce.

 
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