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23.06.2009
Francesco Bartolomeo Rastrelli  
Il Palazzo d`Inverno Palazzo di Stroganov Palazzo di Vorontsov Palazzo di Alessandro Palazzo d`Estate Peterhof Palazzo di Alessandro Palazzo di Alessandro Smolny Monastero Smolny Monastero Prospettiva Nevskij

Il genio del barocco allepoca di Caterina

Fuori dalla finestra si spegneva lentamente una triste giornata autunnale a San Pietroburgo. Francesco Bartolomeo Rastrelli, o come lo chiamavano in Russia Varfolomej Varfolomeevič, sedeva sprofondato su una poltrona e si abbandonava a tetri pensieri.
Biron che lo aveva favorito era caduto in disgrazia, nessuna nuova commissione, i cortigiani di Elisabetta lo scansavano come se fosse un lebbroso. Era evidente che la carriera dellarchitetto italiano presso la Corte russa fosse arrivata alla conclusione. Bisognava tornare in Europa.

La porta del suo studio si aprì e apparve la testa riccioluta di un lacché.

Cè un corriere da palazzo. Chiede che si rechi con urgenza dall'imperatrice.

L'architetto capo annuì distrattamente e ordinò di preparare labito da cerimonia. Tre ore dopo del suo umore triste non rimase nemmeno una traccia sul suo volto.

A Pietroburgo Francesco arrivò ragazzo appena sedicenne insieme al padre, un noto scultore italiano, Carlo Rastrelli, il quale nel 1715 firmò un contratto per servire lo zar Pietro: "Scolpire statue, costruire case, produrre marmi artificiali colorati, inventare diverse macchine per il teatro."

La misura dellurbanizzazione della nuova capitale russa, che in maniera stupefacente si espandeva sulle isole del delta della Neva, impressionò molto il giovane Francesco. Rastrelli non aveva visto niente di simile né nella sua patria, né negli altri paesi dell'Europa occidentale. Inoltre in nessun altro luogo del mondo si facevano simili costruzioni per portata e per audacia di pensiero come lo sviluppo architettonico di Pietroburgo.

Dapprima Francesco apprese la tecnica aiutando padre. Ma poco dopo Carlo Rastrelli ottenne da Pietro I il permesso di mandare il figlio a studiare in Europa. Bartolomeo Rastrelli visse parecchi anni tra lItalia, la Francia e la Germania, assimilando le idee migliori che provenivano dallarchitettura del tempo.

La prima costruzione con la sola firma di Bartolomeo Rastrelli a San Pietroburgo fu un palazzo che non è giunto fino ai nostri giorni, quello del governatore di Moldavia Dimitri Cantemir. Nel 1729 il figlio del governatore, Antioch Cantemir scriveva: "Il conte Rastrelli, di origine italiana, è un eccellente architetto dello Stato russo e, considerata la sua giovane età, non è tanto la pratica il suo forte, ma piuttosto l'inventiva nelle idee e nei disegni".

Poco dopo il talento del giovane architetto fu notato alla Corte di Anna Ivanovna. Nella primavera del 1732 Rastrelli ricevette il primo ordine da Biron, onnipotente favorito dell'imperatrice. Gli fu ordinato di costruire in unarea libera tra la prospettiva Nevskij e la via Bolshaia Morskaja uno spazioso e confortevole maneggio. L'architetto eseguì in modo eccelso questa commissione e nellautunno del 1734 Biron lo chiamò da lui un'altra volta per commissionargli la costruzione dei due palazzi nelle sue tenute in Curlandia.

Con lideazione di questi progetti Rastrelli fece i primi tentativi seri di trovare un nuovo stile architettonico, che troverà definitivamente posto nella sua arte quindici anni dopo. Per la costruzione dei palazzi in Curlandia nel 1738 gli fu conferito il titolo di capo architetto della Corte imperiale.

Dopo la rivolta del 1740, messa in atto in favore di Anna Leopoldovna, Rastrelli ricevette l'ordine di interrompere immediatamente ogni lavoro in Curlandia e presentarsi con urgenza a San Pietroburgo. Il conte Minich, che diventò primo Ministro, gli ordinò di costruire per la nuova regnante la copia in scala minore del famoso palazzo di Ludovico XIV a Versailles su quel posto dove oggi sta il castello Mihailovskij.

Alla fine di febbraio del 1741 Rastrelli preparò un progetto per questo palazzo estivo. Ma, appena furono poste le fondamenta nel novembre del 1741, scoppiò un'altra rivolta di palazzo, che portò al trono la figlia di Pietro I, Elisabetta Petrovna.

Il nuovo regno non prometteva a Rastrelli niente di buono. Nei primi due mesi nessuno si ricordò neanche di lui. Poi vollero una spiegazione del perchè aveva avuto lincarico di architetto capo. Per giunta a tutti questi dispiaceri seguì una disposizione orale: di non commissionare più nessun lavoro a questo italiano.

Però per fortuna presto cambiò tutto. La frivola imperatrice desiderava avere nuovi lussuosi palazzi, la cui misura e il cui lusso dovevano dimostrate la forza e la potenza dello Stato russo. Soltanto Rastrelli con la sua fantasia sfrenata poteva costruire simili palazzi. Volens nolens furono costretti a rivolgersi a lui.

Prima di tutto gli commissionarono di finire di costruzione della Residenza estiva. Poi avrebbe dovuto finire il palazzo Aničkov sulla prospettiva Nevskij, la cui costruzione era stata iniziata da Mihail Zemtzov, architetto russo di grande talento. Poi doveva aggiungere una dépendence al Palazzo d'Inverno, ampliare il più possibile il vecchio palazzo di Pietro a Peterhof e cominciare a progettare il primo convento femminile a Pietroburgo.

La ricostruzione del palazzo di Petehof fu terminata nell'estate del 1752. Il 15 giugno Elisabetta Petrovna diede lì il primo ricevimento. I cortigiani e gli ospiti convenuti andarono in visibilio per la magnificenza degli esterni e per il decoro degli interni del palazzo.

Successivamente il famoso storico dellarte e pittore del XX secolo Alexandre Benois scriveva, ammirando l'opera di Rastrelli,: "È come se Peterhof fosse nato dalla schiuma del mare. Peterhof è la residenza del re degli abissi".

Ma il palazzo di Peterhof servì solo da preludio all'opera molto più importante e significativa dell'architetto: il palazzo di Caterina II a Tsarkoe Zelo, che diventò uno dei più grandi complessi edili del XVIII secolo. Per la sua portata, per l'unità della costruzione degli spazi, per gli inimitabili motivi delle facciate e per il decoro degli interni, per la straordinaria densità della forma architettonica, della sintesi plastica e dei colori, quest'opera di Rastrelli è unica nel suo genere.

Oltre a questo grandioso palazzo Rastrelli ha eretto, tutto intorno, molti bei padiglioni: lErmitage, la Grotta, il Monbijou.

Si racconta che nella primavera del 1757, quando Elisabetta mostrò con orgoglio la sua nuova residenza agli ambasciatori stranieri, tutti si espressero in un unanime coro di visibilio, tutti tranne l'ambasciatore francese. L'imperatrice stupita si rivolse a lui: "Cosa non è piaciuto al signor Ambasciatore? Cosa manca qui?"

E nel silenzio creatosi subito dopo le sue parole limperatrice ha udito questa risposta: "Non ho visto la cosa principale... Un astuccio degno di un gioiello tanto grande per conservarlo per secoli".

Contemporaneamente alla costruzione delle residenze fuori città Rastrelli lavorava al progetto del convento di Smolny. La denominazione monastero di Voskresenskij Novodevičij per Smolny risale ai primi anni dell'esistenza di Pietroburgo, quando in questo posto, sulla riva della Neva si trovava il Palazzo della Pece; lì facevano la pece per l'Ammiragliato.

Nel 1720, nei pressi di questi forni dove si coceva la pece, Pietro I fece costruire un palazzo che fu denominato Smolny, destinato ad accogliere destate la figlia dello zar, la grande principessa Elisabetta Petrovna.

Dopo lascesa al trono Elisabetta visitò raramente la sua precedente residenza, dove trascorse gli anni della giovinezza. L'incendio del 1744 distrusse il corpo principale del palazzo; allora Elisabetta Petrovna pensò di far costruire lì un convento per ragazze povere e orfane, dove ella stessa pensava di ritirarsi a vita privata in un successivo momento.

Rastrelli non riuscì a realizzare le sue intenzioni appieno. Dal 1757 la costruzione del convento di Smolny fu interrotta a causa della guerra dei Sette anni; ciononostante questo progetto rimase, non soltanto per l ideazione, ma anche per l'esecuzione, una delle più grandi opere a firma Rastrelli.

Si narra che tanti decenni fa un altro famoso architetto italiano, Giacomo Quarenghi, un seguace del classicismo più rigoroso, passando vicino al convento Smolny ogni volta, in tutta referenza, si togliesse il cappello dicendo: "Questa è la grande architettura!"

Il decreto dell'Imperatrice per lampliamento del Palazzo d'Inverno portava la data del 1 gennaio del 1752. Allinizio di quello stesso anno Rastrelli cominciò a creare i progetti del nuovo palazzo; ve ne erano diversi.

Dapprima voleva cambiare soltanto in parte l'aspetto esteriore e interiore dell'edificio già esistente, poi, nel giugno del 1754, fu approvato un progetto definitivo: distruggere il vecchio edificio e costruirne uno nuovo.

Così era Francesco Bartolomeo Rastrelli. Alexandre Benois notò con molta precisione una peculiarità dellopera creativa dellarchitetto italiano: si diceva di lui che per prima cosa iniziava col modificare i particolari degli edifici costruiti e decorati, ma poi il fervore architettonico, il desiderio di unire tutto in un solo sistema, di apportare alla costruzione un'unità avevano la meglio su di lui, come anche sull'imperatrice, e d'un tratto tutto ciò che era stato costruito si distruggeva e al suo posto si erigeva un qualcosa del tutto nuovo, più ricco e grandioso, senza paragoni.

Però appunto, in nome di questo, fu scoperto una vero talento artistico, con le sue delusioni e le sue ammirazioni e, proprio in nome di questo entusiasmo artistico, Rastrelli ebbe un grande ruolo nella Russia di quel tempo.

Elisabetta Petrovna morì prima di aver avuto il tempo di entrare nel Palazzo d'Inverno. La costruzione del palazzo fu terminata soltanto al tempo di Pietro III, nel 1762. Sembra un paradosso, ma, appunto, Pietro III risultò l'unico, tra tutti gli zar e le imperatrici per i quali Rastrelli aveva lavorato, a premiarlo per le sue opere. Egli concesse a Rastrelli il grado di generale-maggiore e la decorazione di Santa Anna.

Negli ultimi dieci anni di vita Rastrelli praticamente non ricevette nessuna commissione. La rendita conferitagli da Caterina II di mille rubli non bastava a vivere e Rastrelli fu costretto a vendersi i quadri che aveva portato dall'Italia.

L'architetto morì nel 1771, poco dopo essere stato accettato come membro dell'Accademia imperiale delle belle arti. Negli ultimi anni di vita Rastrelli amava ripetere: "L'architetto qui è apprezzato soltanto quando hanno bisogno di lui".

 
In questa sezione
21.07Il primo costruttore della Palmira Nordica
01.07La lupa capitolina
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