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01.09.2008
Un Attaccabrighe TrasteverinoTrastevere, un quartiere sulla riva destra del fiume Tevere, è un vecchio rione allegro e spensierato. Qui non ci sono pomposi simboli di stato e sacrari religiosi davanti a cui bisogna obbligatoriamente prostrarsi. In compenso ci sono ristoranti a buon prezzo a iosa, dove, sicuramente, cucinano la migliore pasta della città; non mancano inoltre enoteche con una ampia riserva di vini, librerie e botteghe di souvenir.
Di giorno questo rione è sornione e semivuoto, ma di sera, quando qui affluisce la borghesia romana da tutta la città, esplode in tutta la sua allegria spensierata. Trastevere, più di qualsiasi altro rione di Roma, ha conservato lo spirito della vecchia città. Le sue incantevoli stradine, con le case ricoperte d’edera purpurea autunnale, con la biancheria appesa da un palazzo all’altro, sono intrise di un aroma di Chianti che fa impazzire! E poi si incontrano ancora il divino odore dell’olio d’oliva, dell’incenso di chiesa… questo è l’indimenticabile odore della città eterna! Trastevere riunisce meravigliosamente in sé la democrazia e la nobiltà. In passato era il quartiere dove vivevano pescatori, artigiani e commercianti. Gli abitanti di Trastevere però si sono sempre tenuti in disparte. “Avete mai conosciuto gli abitanti di Trastevere? È gente che vive dalla parte opposta del Tevere, tanto orgogliosa delle loro pura origine romana, — così parlava di Roma agli amici pietroburghesi un degli autori classici della letteratura russa, Nikolai Vassilievich Gogol, agli inizi del XIX secolo. — I Trasteverini si ritengono gli unici veri romani. Un trasteverino non sposa mai una straniera (e “straniera” era chiamata ogni donna che proveniva da qualsiasi luogo fuori della città n.d.r.), proprio come una trasteverina, anch’ella non sposa mai uno straniero. Avete mai udito la loro lingua o avete letto il loro famoso poema Meo Patacca? E non avete letto, immagino, la raccolta di sonetti del poeta romano Belli; sonetti che, del resto, vanno ascoltati declamati da lui stesso. Nei suoi versi c’è tanto pepe e tanta arguzia assolutamente inaspettati e in modo così veritiero vi è rispecchiata la vita dei trasteverini. I sonetti del Belli vi faranno ridere, così la pesante nuvola che spesso si posa sulla vostra testa volerà via insieme al vostro noioso e tedioso mal di testa!”. Proprio di qui, di Trastevere, è originario il personaggio della Commedia dell’Arte gaio e coraggioso l’attaccabrighe Meo Patacca, che arrivò sul palcoscenico direttamente dal poema di Giuseppe Berneri Meo Patacca, scritto alla fine del XVII. Man mano l’immagine dell’audace soldato di ventura, che si recò nel 1683 da Roma in difesa di una Vienna assediata dai turchi e festeggiò la vittoria così chiassosamente tanto che dovettero espellerlo con la forza dalla città, è divenuta la maschera comica di un attaccabrighe romano, che agita minacciosamente un pugnale, tira infallibilmente con la fionda e incute paura tra i pavidi abitanti della città. Del resto Meo Patacca non è un semplice teppista. Insieme all’altra maschera della Commedia dell’Arte, Rugantino, personifica non soltanto la sfrontatezza che si trasforma in insolenza, ma anche la vigorosa temerarietà e, addirittura, il coraggio, tutti tratti caratteristici degli abitanti di Trastevere nel Medioevo. Spiritoso e insolente, Meo Patacca, l’irascibile attaccabrighe romano, rimane, nel profondo della sua anima, nobile e generoso ed è sempre pronto a mettersi al servizio della giustizia. Questa maschera presenta non soltanto l’immagine di un semplice popolano, ma anche quella di un uomo dal temperamento focoso che, senza riflettere troppo, si getta nella rissa e non si lascia scappare la possibilità di venire alle mani per ogni nonnulla. Ama fare lo spaccone, i suoi piccanti discorsi in dialetto romano sono pieni d’audacia. Ciononostante Meo Patacca non getta mai parole al vento. Non scappa mai per salvare la pelle, anche se è in pericolo. Con il viso serio e lo sguardo tranquillo si getta, senza esitare, nella mischia. E peggio per il nemico che non è riuscito a schivare il colpo del suo pugnale affilato! A dire la verità, col tempo, il suo temperamento sanguigno si è un po’ ridimensionato. E oggi sui palcoscenici preferisce maneggiare un bastone, piuttosto che un’arma bianca. Del resto, ai suoi rivali questo servirà a poco. I calzoni attillati fino alle ginocchia, una giubba di velluto, una fusciacca variopinta annodata alla vita, i capelli raccolti una rete, i lunghi baffi marroni, uno sguardo penetrante e l’espressione del viso assolutamente impassibile: questa è l’immagine conosciuta da tutti a Trastevere. La reputazione di teppista senza preoccupazioni, dalla lingua tagliente e sempre pronto alle zuffe, spetta a lui, a Meo Patacca! Non va mai contraddetto e, tanto più, provocato. L’unico che ha il coraggio di opporsi, almeno a parole, a questo disturbatore della quiete Marco Pepe, un’altra tra le figure dell’attaccabrighe romano nella Commedia dell’Arte. Se s’imbatte faccia a faccia con Meo Patacca, Marco Pepe ruota, come un pazzo furioso, gli occhi e subito i due iniziano a battibeccare. Ma la foga di Pepe passa presto, appena Meo Patacca poggia le mani sui fianchi e lo guarda minacciosamente egli, in un momento, si scoraggia. Sparisce in un battibaleno, come se se si aprisse la terra sotto i suoi piedi. Del resto Pepe non si sbaglia e in modo franco riconosce: “Sono sempre prontissimo a dileguarmi, se vedo davanti a me un pericolo, allora ogni vicolo è mio!”. Meo Patacca è un personaggio popolarissimo a Roma. Ospite fisso di carnevali e spettacoli da strada, ha sempre riscosso la simpatia del pubblico romano, fatto di gente semplice. La sua lingua impertinente e le sue battute mordaci provocano ancora oggi lo sdegno di devoti sacerdoti! Non va dimenticato che a Roma esiste anche una trasposizione cinematografica dell’attaccabrighe trasteverino: nel 1972 il regista italiano Marcello Ciorciolini ha girato un’allegra commedia ispirata all’opera Meo Patacca di Giuseppe Berneri. È scontato dire che a Trastevere esiste un ristorante omonimo. Si dice che qui amava sedersi addirittura Nikolai Vassilievich Gogol, incantato durante il suo soggiorno romano, dalle stradine strettissime di Trastevere. Assiduo frequentatore del “Meo Patacca” era poi il famoso attore e regista italiano Alberto Sordi. Comunque le celebrità non girano alla larga dal ristorante neanche oggi! Mi raccomando! Non pronunciate mai lì la frase: “Non mangio pesce”. Vi guarderanno tutti male. E poi anche Meo Patacca, l’attaccabrighe originario del quartiere degli artigiani e pescatori, potrebbe offendersi. |
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