|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
01.09.2008
La citta Russa piu ItalianaGli architetti italiani hanno lasciato una traccia indelebile nella costruzione della capitale nordica della Russia. I meravigliosi monumenti architettonici progettati da loro ed eretti a San Pietroburgo sono diventati famosi in tutto il mondo. A una delle vie centrali della città è stato dato il nome di “Italiana”.
Ma perché proprio l’Italia? La risposta a questa domanda è semplice ed evidente. Chi, se non gli architetti italiani, ha inaugurato una nuova era nell’architettura mondiale? Non a caso in ogni paese europeo si individuano facilmente le tracce dell’influenza italiana. San Pietroburgo non fa eccezione. I palazzi lussuosi e maestosi della zona centrale, i parchi e i complessi architettonici dei dintorni; tutto questo è prevalentemente opera di architetti italiani. Rastrelli, Rossi, Trezzini, Rinaldi, Quarenghi, Previtali, questi nomi li conosce chiunque che, almeno una volta, abbia visitato San Pietroburgo. Questi italiani hanno lasciato in eredità non soltanto maestosi palazzi, che hanno portato loro la fama mondiale, ma anche degli allievi che hanno continuato a lavorare conservando, con premura, le tradizioni avviate dai loro maestri. I legami della Russia con l’Italia hanno una storia lontanissima. Già ai tempi del grande principe di Mosca Ivan III, nella capitale della Russia, arrivarono maestri italiani, ai quali fu dato l’incarico di costruire fortezze, chiese e palazzi, di fondere cannoni e di coniare monete. La lingua russa, nelle sue diverse accezioni, rispecchia l’influsso culturale di tante generazioni di italiani che hanno legato la loro sorte a quella della Russia. Ma l’apice dei rapporti culturali dei due paesi fu raggiunto dopo la fondazione di San Pietroburgo. Da più tre secoli la città è soprannominata la Venezia nordica. E la maestosa cattedrale di San Pietro a Roma avvicina San Pietroburgo alla capitale italiana, perché anche la città sulle sponde della Neva fu così chiamata in onore di San Pietro. San Pietroburgo va considerata la città più italiana della Russia. Pietro I, che invitava volentieri al suo servizio degli stranieri, intuì perfettamente cosa serviva alla capitale in costruzione per ottenere lo splendore europeo. Dalla tanto amata Danimarca il monarca chiamò non uno qualsiasi, ma l’italiano Domenico Trezzini. E questi, come anche i maestri dello zar Ivan III, ha iniziato dalle fortezze: ha eretto i primi forti di Kronstadt, che più tardi hanno avuto la denominazione di “Dardanelli di Russia”, e costruì la fortezza di Pietro e Paolo. I monarchi russi che si sono succeduti seguirono saggiamente la traccia segnata da Pietro I della moda per gli architetti italiani. Antonio Rinaldi, arrivato in Russia alla metà del XVIII, diventò ai tempi di Caterina II il principale architetto di Pietroburgo. Il suo palazzo più importante è il Palazzo di Marmo. Con la strada aperta da Trezzini e Rinaldi in Russia accorsero altri loro compatrioti. Ognuno di loro lavorava senza fatica, come disse l’architetto che ha costruito il Palazzo d’Inverno, Bartolomeo Rastrelli “per un’unica gloria panrussa”. I maestri italiani tanto piacquero ai monarchi russi che l’imperatrice Caterina II così scriveva ad uno dei suoi cortigiani: “Mi servirebbero due italiani perché abbiamo dei francesi che sono troppo istruiti e costruiscono case fatte male”. Uno di questi due diventò l’architetto bergamasco di talento Giacomo Quarenghi, senza i cui portici è impossibile immaginare la capitale nordica. Dopo Quarenghi e Trombara in Russia arrivarono Antonio Porto, che lavorava con lo stile del classicismo e Vincenzo Brenna, che ideò per il Paolo I un suo stile fantastico, semiclassico e semibarocco, che corrispondeva magistralmente all’essenza del modo di governare di questo imperatore. Alla fine del XVIII Pietroburgo acquisì un aspetto maestoso e bello. Lo stile architettonico dell’inizio del secolo successivo fu chiamato classicismo alto, oppure ampère. Il suo più famoso e brillante rappresentante diventò Carlo Rossi. Grazie agli sforzi di questo grande architetto ottennero il loro volto definitivo le piazze del Palazzo d’inverno e del Senato, furono creati i complessi Mihailovskij (piazza delle Arti) e Aleksandrinskij (piazza Ostrovskij) e delle vie adiacenti. Proprio quest’ultimi hanno conferito al centro della città quel suo aspetto classico e coerente, che già da innumerevoli anni suscita lo stupore di tutti quelli che, per la prima volta, visitano la Venezia nordica. Gli architetti italiani lasciarono una traccia indelebile nella storia dell’architettura russa, allo stesso tempo, cambiarono letteralmente per tre volte il corso del suo sviluppo: a cavallo tra i secoli XV e XVI, all’inizio e alla fine del XVIII. Si trattò di esportare nuove innovazioni tecniche, stili architettonici, ma soprattutto, si esportò in Russia, indirettamente, la bellezza dell’architettura, uno tipo di scambio che favorisce senza dubbi chi importa! Quattro busti dei grandi architetti italiani, dei costruttori della città sulla Neva: Quarenghi, Rossi, Rastrelli e Rinaldi, questo è stato il dono dell’Italia in occasione del trecentesimo anniversario di San Pietroburgo. I busti sono stati realizzati, per volere degli Italiani, a San Pietroburgo. E magari in questa storia, con le sculture ideate in Italia ed eseguite in Russa, si rispecchia, come il sole in una goccia d’acqua, tutta la storia della città sulla Neva. Una storia le cui pagine andrebbero scritte anche ai nostri giorni, perché i cesellatori italiani hanno grandi progetti per una collaborazione con la capitale nordica. È comprensibile: non è possibile separare la storia di Pietroburgo dall’Italia! Il Palazzo Italiano fu costruito all’inizio del XVIII per la figlia di Pietro I, Anna, sulla riva sinistra del fiume Fontanka (nel luogo dove oggi si trova l’edificio della Biblioteca Nazionale). Era destinato allo svolgimento di diverse assamblee dei nobili pietroburghesi. Il palazzo fu costruito su modello dei palazzi per il tempo libero italiani, ecco perché ha avuto il nome “Italiano”. In questo palazzo non abitava nessuno. Italiano fu chiamato il giardino serra. Era situato dietro al Palazzo Italiano, in direzione ovest, fino alla via Znamenskaija (oggi via Vosstanija). Un’altra denominazione di questo giardino è “quarto Giardino d’estate”. Via Italiana ha preso il nome dal Palazzo Italiano e passa tra il lungofiume del canale Griboedov e del fiume Fontanka. All’inizio del XIX fu chiamata Sadovo-Italiana e poi Grande Italiana. Nell’edifico numero 11 visse proprio Carlo Rossi. Via dell’architetto Rossi, in onore di Carlo Rossi, va dall’edificio del Teatro Aleksandrinskij a piazza Lomonossov. Questa via è unica, perché è composta da due edifici identici e crea l’impressione di una sola grande sala da parata a cielo aperto. La larghezza della via è precisamente 22 metri, altrettanti metri sono dal marciapiede al tetto dell’edifico. La lunghezza della via è 220 metri. Vicolo Quarenghi collega piazza Rastrelli con il passaggio di Smolny. Il vicolo ebbe il suo nome nel 1923; dalla metà del XVII fino al 1864 si chiamò vicolo Smolnij e dal 1864 al 1923 vicolo Dolgorukovskij. |
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||