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01.09.2008
Rassel Crow sogna di fare teatroRussel Crow riunisce in sé, in modo sorprendente, un grande talento d’attore e un temperamento irresistibile che, talvolta, lo spingono verso imprese straordinarie. Il fondersi di queste due qualità è il risultato ideale per dare vita all’immagine del poliziotto- investigatore nel film American Gangster.
Appena insignito dell’Oscar per la parte principale nel film Il gladiatore (2000), Russel è finito sotto processo perché ha scagliato dalla rabbia un apparecchio telefonico contro l’impiegato di un albergo di New York, che non era risuscito a collegarlo con l’Australia. Un tale temperamento esplosivo lo ha ereditato da sua nonna, un’indigena maori neozelandese. L’amore per cinema l’ha preso invece dal nonno Stanley Wemyss, operatore cinematografico e cavaliere dell’ordine dell’Impero britannico, che è diventato famoso per i suoi reportage sulla Seconda Guerra Mondiale. Russel ha portato con grande orgoglio la medaglia del nonno alla cerimonia di premiazione dell’Oscar, medaglia che, secondo lui, gli ha procurato tanta fortuna. Infatti, nel marzo 2001, gli è stato conferito il premio più importante dell’Accademia del Cinema americano. Nella sua vita privata Crow è altrettanto imprevedibile. Ha conosciuto la sua prima moglie Danielle Spencer nel 1990, durante le riprese del film The Crossing. Si mettevano insieme e poi si lasciavano fino a che, il 7 aprile 2003, sono diventati marito e moglie con una singolare cerimonia di matrimonio in una cappella fatta costruire appositamente da Russel nella sua fattoria in Australia. Nel dicembre dello stesso anno è nato il loro primogenito Charles Spencer Crow e il 14 luglio del 2006 è nato il loro secondo figlio, Tennyson. Sembrerà strano, ma di Crow è noto un solo scandalo amoroso. È successo con la stella americana del cinema Meg Ryan, durante le riprese del film Rapimento e Riscatto (2000). La Ryan, a causa di questa breve e tempestosa storia d’amore, è stata costretta a divorziare, mentre Russel è tornato al nido nuziale da Danielle. Il fiasco ai botteghini di questo film è stato attribuito al fatto che il flirt tra i due attori principali ha messo in ombra la storia stessa del film. Ma nel curriculum professionale di Crow non ci sono quasi mai insuccessi. L’inizio della sua carriera artistica è a sei anni nel telefilm australiano Spyforce, a 19 anni Crow già canta e balla nel musical Grease. In seguito prende parte a molte produzioni australiane e i critici lo notano, però Hollywood lo scopre solo nel 1992, quando riesce interpretare in modo estremamente puntuale, e allo stesso tempo versatile, la parte di una testa rasata nel film Skinheads. Nel 1995 Russel recita contemporaneamente in due film a Hollywood — Pronti a morire con Sharon Stone e Virtuality con Denzel Washington. Ma il vero successo Crow lo ottiene a Hollywood con il film L.A. Confidential (1997), nella parte di un poliziotto-investigatore. Dopo soli due anni l’attore riceve la sua prima candidatura all’Oscar come attore principale nel film The Insider - Dietro la verità. In seguito, ad altri due anni dalla nominaztione all’Oscar per questo film, arriverà la seconda candidatura all’Oscar e riceverà il “Golden Globe” per la parte principale nel film A Beautiful Mind, nel quale interpreterà brillantemente la parte di un geniale fisico malato di schizofrenia. Ancora oggi Russel non rinuncia alla sua passione giovanile, la musica rock, continua a girare in tournée e a incidere dischi con il suo gruppo 30 Odd Foot of Grunt. La gloria come attore non gli ha portato, però, altrettanto successo nel campo della musica e Crow “si esibisce davanti al pubblico solo per piacere personale”. Senza dubbio gli manca l’apporto creativo di Hollywood dove, a detta di Russel, gli attori prima di incontrarsi per le riprese non fanno nemmeno una prova di scena. Considerato con quanto affiatamento lavorano nel nuovo film American Gangster è evidente che Russal Crow e Denzel Washington hanno provato molto prima di girare. Nel film Washington ha il ruolo del gangster Frank Lukas e Crow torna al ruolo del poliziotto-investigatore, che ha già interpretato nel film L.A. Confidential. — Non ti dà fastidio che Denzel Washington abbia una parte più importante della tua? — Una volta nel film Virtuality ero io ad avere una parte più importante della sua (ride). Così siamo pari. Certo, il personaggio di Washington, Frank Lukas, è una figura centrale nel film, dove è narrata non la storia del poliziotto Richie Roberts, ma la storia di Frank Lucas, un vero gangster americano. A proposito, questa è una storia realmente accaduta. La realtà spesso risulta più interessante della finzione, però le regole del cinema impongono una concentrazione della realtà. Nella scena dell’arresto di Lukas hanno lavorato circa 75 diversi poliziotti, ma tutti sono praticamente compressi in un’unica immagine sullo schermo, quella di Richie Roberts. Per me è stato importante capire il carattere di quest’uomo, che prima è diventato procuratore per mettere Lukas in prigione e poi si è trasformato in avvocato per tutelare gli interessi di Lukas in carcere. Mentre interpretavo la parte di Richie lo vedevo come una specie di alter ego di Lukas. — Questo è il tuo terzo film con il regista Ridley Scott? Che cosa c’è che ritieni sempre degno di nota nei suoi film? — Ci siamo incontrati per la prima volta sul set del Gladiatore. Allora non ci conoscevamo e in certi momenti ci sono state delle incomprensioni tra noi. Ma Ridley veniva sempre incontro alle mie esigenze. Ora ci fidiamo totalmente l’uno dell’altro, benché le divergenze tra noi superano il 67% (ride). Tutta la magia del lavoro creativo sta proprio nel fatto che nasce da discussioni e sofferenze. Ridley è un grande artista e io mi ritengo molto fortunato che la mia strada abbia incrociato la sua. — Ora parliamo della famiglia. Come educhi i tuoi bambini? — Per quanto riguarda l’educazione cerco di seguire dei sani principi e quello che ho imparato dai miei genitori. La cosa principale nell’educazione è la coerenza. Talvolta mi fa pena ricordare gli scherzi che facevo al mio primogenito, perché ora è lui a farli a me (ride). Ad esempio comincia a giocare a nascondino proprio quando dobbiamo uscire. Non voglio dare consigli a nessuno, posso solo dire che per me personalmente l’esperienza di essere padre è, e rimarrà, un’esperienza straordinaria! I bambini imparano da me e io imparo da loro (ride). — Un risultato in questo campo? — Ho insegnato a Charlie come si sbuccia un mandarino. – Come va con tua moglie? Anche Il matrimonio richiede fatica... – Quanto più il nostro rapporto va avanti, tanto migliora e diventa più forte. – Dove abitate? – La maggior parte del tempo a Sidney, ma tra poco trascorreremo più tempo alla fattoria. Quando ero solo talvolta passavano anche 11 mesi prima di tornare in Australia. Ora non capita più. – Non te la senti di cantare e ballare di nuovo, come quando eri giovane? – Mi invitano spesso. Ma per me sarebbe più interessante fare il regista teatrale. Mi piace tanto il teatro. Ci porto mio figlio. Quando facevamo le riprese del Gladiatore nell’arena del Colosseo, dove erano riuniti cinque mila comparse-spettatori, ho visto quella massa di gente e ho capito cos’è il teatro! — Per quanto so io, a differenza di tanti altri attori famosi, non fai mai spot pubblicitari. È un guadagno facile, perché non ti interessa? — Non lo ritengo degno di me. Sono un attore, il mio compito è di esibirmi, non vendere della merce! — Non ti dà fastidio l’immagine del “ragazzo cattivo”? — La fonte di quest’immagine è la stampa. Loro devono vendere giornali e riviste. Se studiate la vita degli altri con un microscopio allora vedrete tanta m... (ride). Una volta mi vedevano come una “star”, con tutte le conseguenze del caso. Ora si interessano a ragazzi di tutto altro genere (ride). — In America spesso si chiede alla gente famosa cosa vorrebbe che fosse scritto sulla lapide della propria tomba... — No, ragazzo, non ci voglio nemmeno pensare! Ho appena quarant’anni. Lasciami ancora un po’ di tempo! (ride). |
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