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01.09.2008
 

Le lingue del papagalli parlanti

Le tavole dei patrizi romani abbondavano di pietanze di ogni genere; alcune delle quali, oggi, gentile lettore, ti guarderesti bene dal farti servire. Inoltre gli antichi romani mangiavano in abbondanza e a lungo, non così come lo facciamo noi, tutto di corsa. Del resto, mangiavano, soprattutto, come si deve.

Cominciamo dal pesce. Il pesce era mangiato dai ricchi e da coloro in vista. Costava molto, più della carne, così per lacquisto del pesce si spendevano interi patrimoni.

Nel I II secolo dopo Cristo i nobili romani cominciarono a costruire lussuose ville sulle sponde del Golfo di Napoli. Ma, nonostante labbondante pesca, il pesce non bastava. Allora si iniziò ad allevarlo in speciali bacini con acqua marina e dolce, dove si allevavano anche ostriche e molluschi. Tra i pesci i mangioni preferivano la spigola, il rombo e la sogliola, anche se non rinunciavano alle lamprede.

Negli stagni con acqua marina si coltivavano le murene, grandi predatrici, che crescevano fino ad avere dimensioni spaventose. Con le loro squame si ornavano anelli preziosi e, non di rado, alle murene erano dati in pasto gli schiavi che avevano commesso reati, così da far passare la voglia agli altri schiavi di fare altrettanto. Però ora basta parlare di ciò che mangiavano i pesci, torniamo invece a ciò che mangiavano i romani.

Dal mare proveniva praticamente tutto, dai ricci di mare al pesce spada, tonni, aragoste e calamari. Tutto quello, insoma, che piace anche noi. Però il pesce più ghiotto e caro era considerato il mullus, perché era lunico pesce che non si poteva allevare in cattività.

E, a un certo punto, questo pesce diventò il simbolo del lusso. Quando, pescato dallacqua, moriva, le sue squame irradiavano una meravigliosa luce rossa, arancio e rosea. Si è conservata unantica ricetta romana, in cui è scritto che questo pesce deve addormentarsi sulla tavola in una salsa speciale.

In seguito il pesce mullus passò di moda. E già nel Satyricon di Petronio appare soltanto sulla tavola dei nuovi romani: dei parvenu e degli arrivisti (i quali, nella maggioranza dei casi, come del resto dappertutto, erano stati in origine degli schiavi liberati, arricchitisi poi).

Ho tralasciato del tutto di dire che il nome russo per questo pesce è barabulka.

Di cosa meravigliarsi ancora, caro lettore? Basta con il pesce, passiamo ad altri passatempi da buongustai dei ricchi e dei nobili. Per quanto riguarda il dessert ti racconterò cosa mangiavano le classi povere, che naturalmente rappresentavano la maggioranza della popolazione.

I romani mangiavano come noi tre volte al giorno. Tralasciamo la colazione (formaggio, uova, latte, frutta eccetera) e il pranzo (anchesso niente di speciale), passiamo invece al pasto principale della sera, che durava talvolta anche dieci ore. I Romani mangiavano semidistesi su speciali letti, i triclini, e, prima del pasto, si lavavano non soltanto le mani, come fai tu, lettore, ma anche i piedi. Pensa un po!

Prima di mangiare erano distribuite a tutti corone di tipo diverso, che emanavano aromi. Il mangiare era accompagnato da musica e da spettacoli. Al posto degli acrobati cerano poeti, danzatrici esotiche, etere e, le cosiddette flautiste, la cui moda, come del resto per quasi tutto, veniva dalla Grecia Antica. Molto apprezzata era larte di condurre a tavola una conversazione interessante, per questo si ingaggiavano dei filosofi.

Il cibo nella capitale proveniva da tutte le parti del ricco e potente impero e la voglia di meravigliare, di stupire non aveva limiti. I tavoli erano stracolmi di ogni ben di dio.

Eccoti un pitone arrostito e farcito, delle anatre selvatiche e dei cigni, ecco la giraffa ed ecco la proboscide delefante! Montagne di lingue zuccherate di fenicotteri e di topolini appena nati, cotti nel miele.

Su un piatto pregiato si portava a tavola un cinghiale arrostito e, quando gli aprivano il ventre, da lì volavano centinaia di ucellini.

I peccati di gola erano infiniti. I fegatelli degli usignuoli, gli embrioni dei conigli... In particolar modo pregiate erano le lingue dei papagalli parlanti. E tutto questo era innaffiato con fiumi di vino, vino, vino I Romani conoscevano la birra, ma la ritenevano volgare. Di solito, simili pranzi finivano con orge e danze, insieme a danzatrici e flautiste.

Ma cosa mangiavano invece quotidianamente, quando non facevano bravate? Il manzo quasi non era utilizzato. Invece mangiavano anatre, polli, conigli, cinghiali e lepri. La carne consumata di più era quella di maiale.

Poi mangiavano salsicce di ogni genere, pane, olive, formaggio, frutta, cocomeri, mele, dolci. In genere, tutto quello che mangiamo noi oggi, solo non cera ancora la pasta, che farà la sua comparsa più tardi, nel Medioevo.

Cè un noto libro di cucina, un bestseller dellimpero, dove cè una ricetta per tutto: dal modo di preparare le meduse, fino al ventre del maiale. Vi sono contenuti anche piatti provenienti dallestero come, ad esempio, uno spartano. In poche parole, una miscela daceto e di sangue di maiale. Come racconta la leggenda, il famoso ateniese Temistocle, durante un pranzo dal re di Sparta, assaggiò questa miscela e disse: Non cè da meravigliarsi che gli Spartani non abbiano paura della morte.

E ora, lettore, come ho promesso, il dessert. La gente semplice mangiava, in sostanza, polenta di legumi. Se capitava di mangiare pesce, erano solo sardine sottoaceto o salate. Mangiavano pane e olive, bevevano vino solo se potevano peremetterselo.

Lo stato li aiutava quando e come poteva. E dal II secolo dopo Cristo a tutti i figli dei plebei furono distribuiti dei gettoni. I bambini avevano delle scatole speciali per il grano e la farina, in cambio del gettone, si riempivano loro queste scatole. Questo sistema statale di sostegno si chiamava alimenta. Sì, proprio alimenta, la tua amata parola, caro lettore.

 
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