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01.12.2008
La mafia Siciliana. Sempre sazi e ubriachi.  
La mafia Siciliana. Sempre sazi e ubriachi. La mafia Siciliana. Sempre sazi e ubriachi. La mafia Siciliana. Sempre sazi e ubriachi.

La mafia Siciliana. Sempre sazi e ubriachi

I siciliani si lamentato che chiunque arrivi sull'isola, immancabilmente, chiede della mafia. Ma questa lamentela non è che unastuzia. La mafia, così come il vulcano Etna, i giardini di Naxos e il vino, rimarrà sempre uno dei simboli della Sicilia, anche se in negativo. E dei simboli, tanto più quelli che hanno una storia secolare, non c'è da lamentarsi, soprattutto se si tiene conto del fatto che, all'inizio della sua esistenza, la mafia perseguiva scopi filantropici.

"Muori, Francia, respira, Italia"

Chi e quando ha "regalato" al mondo questa organizzazione? A questa domanda non sanno rispondere nemmeno i mafiosi stessi. Secondo una delle interpretazioni le radici della mafia risalgono al lontano Medioevo, quando nel XIII secolo, al tempo delle sommosse antifrancesi, nel 1282, è nato il motto Morte Alla Francia, Italia Anela. Le iniziali delle parole di questo motto compongono la parola mafia.

La guerra era finita, ma i drappelli di ribelli non rimasero per molto tempo inermi. Cominciarono a ricevere dai contadini un tributo in cambio della difesa dai nemici stranieri, che in Sicilia si sono sempre trovati a iosa: i corsari di mare francesi, le truppe di soldati di ventura dal nord dell'Italia e i pirati dall'Algeria e dalla Turchia. Del resto tutti questi drappelli di difensori del luogo difficilmente si potrebbero chiamare con l'appellativo di "mafia".

I clan mafiosi veri e proprii cominciarono a formarsi in Sicilia nel XVI secolo, dopo che l'isola fu occupata dagli spagnoli. I siciliani non si fidavano dei governatori spagnoli e formarono delle società segrete, che dapprima svolsero funzioni di mantenimento dell'ordine e di difesa dei membri più deboli all'interno della società.

In un'unica organizzazione la mafia si unì nel XIX secolo. A quel tempo i grandi latifondisti siciliani andarono ad abitare in città, lasciando a governare le loro tenute gli usufruttuari. Naturalmente essi stessi o erano già membri della mafia, o molto presto lo sarebbero diventati per via delle circostanze. Tra i diversi obblighi c'era anche quello di riscuotere debiti da coloro che ne avevano contratti con la mafia. Gli usufruttuari non erano avvezzi a rivolgersi al tribunale, così cominciarono a farsi giustizia secondo i propri principi, senza trascurare "gli affari sporchi".

Inoltre per tutta l'isola si aggiravano decine di vere e proprie bande, che si guadagnavano da vivere rubando bestiame e facendo furti. I clan mafiosi da una parte difendevano i latifondisti dalle aggressioni mentre dall'altra, a poco a poco, si appropriavano dei loro beni. Il banditismo da strada apparteneva ormai al passato. La difesa dei beni altrui restava un fonte di guadagno comune in Sicilia, anche se, però, le guardie a un certo punto cominciarono apertamente a imporre i loro servizi anche se non vi era nessun bisogno. Non si accontentavano più di un semplice compenso, sempre più spesso chiedevano alle proprie vittime una quota dei loro beni o altri servizi.

Con l'arrivo del XX secolo i mafiosi non sono più stati contadini analfabeti. I giovani membri del clan adesso studiano diritto, economia, scienze politiche. Il loro compito è di entrare nel luoghi del potere, cosa che fanno con il massimo del successo.

La mafia è immortale

La parola "mafia" ottenne grande notorietà negli anni 1862-1863, quando in un teatro di Palermo, con uno strepitoso successo, fu messo in scena lo spettacolo tratti dal testo di Giuseppe Rizzotto I mafiusi di la Vicaria di Palermu.

Col tempo la mafia siciliana si è rafforzata, ingrandita e ha iniziato la sua attività internazionale. Della portata delle operazioni testimonia il discorso del procuratore Diego Taiani del 1873: "Sapete quali posti occupano il capi della mafia a Monreale? Nessun reato è compiuto senza un loro ordine". Un contemporaneo di Taiani a Monreale ricordava: "Quando don Vittorio Calo sale sulla carrozza pubblica tutti si alzano per cedergli il posto, cosa che non fanno nemmeno se nella carrozza entra il vescovo della città".

L'inizia della collaborazione tra la mafia e il governo è l'anno 1909. In quell'anno a Palermo, in piazza Marina, fu ucciso l'investigatore americano Joe Petrosino, che si recò in Sicilia per indagare quali fossero i legami siciliani con l'associazione a delinquere di New York - "Mano nera". Del delitto dell'investigatore il tribunale accusò uno dei più importanti mafiosi di quel tempo, Vito Cascio Ferro.

Al processo, quando pareva che tutte le prove indicassero che il delitto era stato compiuto da uomini di Cascio Ferro e che egli stesso fosse immischiato in tale sanguinoso misfatto, inaspettatamente spuntò fuori al processo un deputato del Parlamento e dichiarò che, al momento del delitto, Cascio Ferro si trovava a pranzo a casa sua. In tutta l'Italia si chiuse una serie di processi criminali contro la mafia per "mancanza di prove".

Nel XX secolo la mafia riuscì ad arrivare al potere pressoché assoluto dell'isola, che alla propria quasi totale distruzione. I mafiosi siciliani diventarono gli eroi di libri e di film. Il villaggio Savoca, dove furono girate le scene del film Il padrino di Francis Ford Coppola, attira oggi turisti come una calamita.

A partire dagli anni Novanta del secolo scorso il governo italiano ha fatto enormi sforzi per annientare le strutture mafiose in Sicilia. Anche se i numerosi arresti di capi mafiosi compiuti negli ultimi anni hanno indebolito l'organizzazione criminale, ma non sono riusciti a sferrare il colpo mortale. La stuttura perfetta, l'omertà e l'immancabile esecuzione del codice d'onore fanno la mafia praticamente inattaccabile.

Il codice d'onore è costituito di cinque regole principali e di due leggi. Le regole dicono: "Esiste soltanto un motivo valido per lasciare la mafia: la morte; la mafia stessa è immortale. Colui che offende un membro della "rispettabile società" offende tutta la "rispettabile società" e deve essere vendicato. Giustizia può soltanto la mafia. Tutti sono severamente obbligati a essere agli ordini del governo. Infine chi trasmettere alla polizia i nomi di membri della "rispettabile società" sarà punito con la morte del traditore stesso e di tutti i membri della sua famiglia".

Dell'omertà, la legge del silenzio, in Sicilia si dice che "quando il bambino impara a parlare impara allo stesso tempo a tacere". L'omertà è un severo divieto di qualsiasi collaborazione con gli organi della giustizia, eccetto le persone corrotte. Anche se un mafioso è messo in prigione per un reato che non ha commesso, gli è vietato aiutare in qualsiasi modo la polizia a trovare il vero criminale, nemmeno nel caso in cui si tratta di un nemico di famiglia. La vendetta, la legge della vendetta sanguinaria, continua finché è vivo almeno un uomo della famiglia.

I mafiosi non si distinguono affatto dalla folla di piccoli borghesi. I membri della "rispettabile società" non si riconoscono per gli abiti neri, i denti d'oro e l'anello con il sigillo. Tutto questo è un mito creato a Hollywood.

 
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