01.12.2008
Il segreto dei gladiatori
L'uomo conosce l'aglio da più di quattromila anni. Come la cipolla, anche l'aglio proviene dall'Asia centrale e sudorientale, in particolare dall'Afghanistan. La pianta selvatica ancora oggi si può trovare sui pascoli montani di pendio e nelle vallate di montagne dell’Asia centrale.
Nell'antico Egitto l'aglio faceva parte del nutrimento quotidiano, non soltanto degli anonimi operai che costruivano le piramide, ma dei faraoni stessi. Nelle loro tombe mettevano bulbi d'aglio, fatti in legno o argilla, affinché, anche nella vita d'oltretomba, il faraone non rimanesse senza questo condimento. Insieme con l'anice, la maggiorana, il cumino e la cannella, l'aglio faceva parte della miscella con la quale mummificavano i corpi dei faraoni e dei nobili egizi. E, ancora, con l'aglio si "consacravano" in Egitto antico i giuramenti solenni. Mangiare aglio consacrato era ritenuto un grave peccato. Gli antichi Romani antichi facevano dell'aglio un ampio e differenziato uso. Erano convinti che l'aglio potenziasse le forze, temprasse l'animo e curasse tutte le malattie. Proprio perché, insieme con il pane, l'aglio era mangiato dai legionari e dai gladiatori; talvolta masticavano i bulbi interi e ciò li aiutava a rimanere in piedi nell'arena e a scongiurare la morte. Inoltre tra i nobili qualcuno beveva una mistura d'aglio, perché la riteneva un antidoto in caso di avvelenamento. I romani che lavoravano la terra aggiungevano l'aglio al cibo degli animali domestici come ottimo sistema per purificare lo stomaco.
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