Italian   Change language
Login
Используйте для входа аккаунт mamaroma.ru
Pagine
Sezioni
Archivio
Photobank


21.07.2009
Saint-Petersburg  
Saint-Petersburg Palazzo d Palazzo d Saint-Petersburg Domennico Trezzini Domennico Trezzini Saint-Petersburg

Il primo costruttore della Palmira Nordica

L'architetto faceva nervosamente su e giù per il marciapiede davanti al campanile; proprio in quel giorno lo zar in persona voleva vedere lo stato dei lavori per la costruzione della cattedrale. Con lo zar di buon umore tutto andava bene. In caso contrario… senz'altro non mancavano i rimproveri.

Un rullio di tamburi ruppe il silenzio di un mattino estivo, annunciando l'apparizione di Pietro. Le sentinelle fecero il "present'arm"; il comandante della fortezza, salutando con la spada, declamò ad alta voce il rapporto.

- Fammi un po' vedere. - Pietro accennò con il capo all'architetto e a grandi passi si diresse verso il campanile. Mentre salivano lo zar si fermava ogni tanto e faceva domande. Finalmente, un po' ansimanti, arrivarono in cima. Davanti allo zar, in una nebbia azzurrina, si stagliava Pietroburgo al mattino. Sulla Neva scorrevano le barche, nei pressi della riva stavano le navi commerciali.

- Abbiamo fatto un grande affare con te, Andreij Yakimovič. Abbiamo costruito la città. La capitale! - E Pietro, contento, diede una pacca sulla spalla all'architetto. Trezzini tirò il sospiro di sollievo.

Gli anni della gioventù

Domenico Giovanni Trezzini, che durante la vita in Russia veniva chiamato Andreij Yakimovič Tresini, era nato nel 1670 nel cantone svizzero Ticino, il cui centro è Lugano. Nella patria dell'architetto, nella cittadina di Astano, ancora oggi esiste la sua casa con lo stemma di famiglia sul frontone. Qui viveva la sua famiglia.

Nonostante il titolo nobiliare, la generazione dei Trezzini, italiani di nazionalità e cattolici di religione, non era ricca. Dopo aver terminato la scuola artistica, che, per altro, nel cantone Ticino erano diffusissima, Domenico si trovò a dover decidere dove continuare l'istruzione d'architetto: a Roma o a Venezia? La scelta cadde su quest'ultima, che era la più economica e che, del resto, risultò essere quello che di meglio si potesse avere. Gli anni di formazione per Trezzini coincisero con la fioritura dell'arte veneziana che, con cura, preservava le tradizioni del Rinascimento.

Tornato a casa Trezzini si sposò. Una dietro l'altra nacquero due figlie. Era necessario procurarsi da mangiare per la famiglia. Ma, trovare un lavoro per l'architetto in Svizzera non era facile. Così Trezzini si mise in cerca della felicità in Danimarca, al servizio del re Cristiano V, che voleva costruire intorno alla capitale delle fortificazioni difensive. Sfortunatamente il desiderio di fare carriera presso la corte danese non era destinato ad avverrarsi. Cristiano V morì a causa di un incidente di caccia e il nuovo monarca Federico IV non aveva intenzione di fare grandi costruzioni.

Per quattro anni Trezzini visse di stenti, passando da un lavoro di fortuna a un altro, finché non ricevette una proposta dall'ambasciatore russo Andreij Izmailov di recarsi "a Mosca al servizio dello zar per la costruzione di città e di edifici". L'architetto acconsentì praticamente subito, senza troppi ripensamenti, di recarsi nella lontana ed enigmatica Moscovia, a proposito di cui giravano tante voci fantastiche.

Il salario offerto era ottimo, inoltre rimasero d'accordo che "se mai una volta l'aria fosse parsa a Trezzini insalubre sarebbe potuto andare ovunque avesse voluto". Così, all'inizio di giugno del 1703, Domenico Trezzini, insieme ad altri specialisti ingaggiati per essere al servizio dello zar, salì a bordo di una nave commerciale pronta a salpare per la lontana Archangelsk.

Kronšlot impenetrabile

Da Archangelsk l'architetto partì per Mosca, anche se non vi restò a lungo. Menšikov, il braccio destro di Pietro il Grande, lasciò che fosse il compatriota di Trezzini, Giovanni Fontana, arrivato in Russia insieme all'architetto elvetico, a costruire gli edifici di Mosca, mentre Domenico ricevette l'ordine di recarsi a Pietroburgo. Una volta giunto lì, il primo ordine che ricevette fu di costruire la fortezza di Kronstadt: la merlatura per la difesa del canale d'accesso alla Neva.

L'architetto si mise al lavoro con zelo. Appena il golfo di Finlandia fu ricoperto di ghiaccio, iniziarono i lavori in un fondale nei pressi dell'isola di Kotlin. Tronchi d'albero legati insieme venivano calati in una buca appositamente fatta nel ghiaccio, che, successivamente, fu riempita di pietre. Sulle fondamenta così create, fu posizionato un pavimento in legno e, alla fine di febbraio del 1704, si iniziò a erigere una torre di tre piani, anch'essa in legno.

Nel mese di maggio la costruzione del forte era finita e già in luglio i cannoni del nuovo forte arrestarono le truppe svedesi, comandate dal viceammiraglio De Pru, che cercavano di attraversare il delta della Neva. Gli Svedesi cercarono varie volte di penetrare in territorio russo attraverso la Neva, ma non riuscirono mai a superare le fortificazioni di Kronšlot. Lo zar Pietro aveva trionfato! Di ciò si rallegrò anche Trezzini, che aveva così dimostrato allo zar quanto le sue conoscenze e la sua abilità gli fossero utili.

Purtroppo non si sono conservati fino ai nostri giorni né i modelli né i disegni della prima opera di Trezzini sulle rive della Neva.

L'occasione più importante della vita

Trezzini risultò essere una vera e propria scoperta per Pietro. Capace di lavorare sodo, resistente alla fatica, d'indole razionale, l'architetto fece in tempo a realizzare tante cose per Pietroburgo. Non a caso, il monarca apprezzava molto Trezzini; aveva simpatia per lui, gli faceva visita e acconsentì addirittura a essere il padrino di suo figlio.

Nel 1706 Pietro incaricò Trezzini di dirigere i lavori per la ricostruzione dei bastioni della fortezza di Pietro e Paolo. I suoi bastioni di un accesso colore rosso lampone dovevano diventare il simbolo dell'eterna permanenza della Russia sulle rive del mar Baltico.

Trezzini si gettò a capofitto nel lavoro. Da quel momento in poi tutta la sua vita, fino alla morte, fu indissolubilmente legata a quella grandiosa costruzione. Dovette progettare la costruzione di nuove pareti, del solenne portone d'entrata, del ponte che univa la fortezza con l'isola di Gorodovoi (che significa della Città ndt), della cattedrale al posto della chiesa di legno, nonché diverse costruzioni di servizio.

La costruzione della fortezza di Pietro e Paolo fu finita soltanto nel 1740, quattro anni dopo la morte dell'architetto. Lo stesso Trezzini iniziava, ormai in veneranda età, ogni elenco delle sue opere con la frase di rito: "L'opera più importante è la fortezza di San Pietroburgo, costruita da edifici di pietra nell'anno 1706..."

La costruzione della cattedrale di Pietro e Paolo iniziò nel 1712, subito dopo che Pietroburgo fu proclamata capitale russa; era impensabile che la città rimanesse senza una cattedrale principale. Trezzini cominciò erigendo il campanile.

"A giudicare dal modello che ho visto sarà una cosa bellissima, qualcosa che in Russia non è esistito fino ad ora. - scriveva alcuni anni dopo un cittadino di Hannover alla corte russa, Christian Friedrich Weber. - La torre è già pronta fino alle capriate, è straordinariamente alta e di una buona muratura in pietra, con quattro file di pilastri messi l'uno sopra l'altro, ma di buone proporzioni e con le arcate alte...

Poiché la costruzione sopraelevata di legno della torre deve diventare altrettanto alta quanto quella sua parte di pietra, questa torre supererà tutte le torri in Germania".

Infatti l'angelo dorato che corona la guglia della cattedrale è stato innalzato a un'altezza impensabile per quei tempi: 122 metri! Una volta e mezzo più in alto della croce sul campanile di Ivan il Grande a Mosca. Ma a causa della complessità del progetto la costruzione ebbe un notevole ritardo; la guglia fu ricoperta d'oro soltanto nel 1723.

Il cortigiano della corte di Holstein Friedrich Bergholz, che negli anni 20 del XVIII secolo viveva a San Pietroburgo, scriveva nel suo famoso "Diario":

"La chiesa della fortezza... è la più grande e bella di Pietroburgo, accanto vi si trova un campanile alto, in stile nuovo, coperto di lastre di rame dorate, che sono inverosimilmente belle alla luce brillante del sole... Anche l'orologio a carillon sul campanile è grande e bello quanto quelli di Amsterdam; si dice che sia costato 55.000 rubli. Ogni mattina viene fatto suonare dalle 11 alle 12; suona inoltre da solo ogni mezz'ora, messo in movimento da una grande macchina di ferro con un grande albero di rame..."
Durante i temporali l'alta guglia fu colpita più di una volta dai fulmini. Fino a un certo momento tutto andò liscio. Una volta, però, nel 1756, il campanile s'incendiò e poi crollò proprio a causa di un fulmine. L'incendio attecchì nelle soffitte e nella cupola di legno.

È interessante sottolineare che, quando iniziarono i lavori di ricostruzione, Mihail Lomonossov ebbe l'idea di decorare la cattedrale con pannelli di mosaico. Così furono preparati diversi progetti per la ricostruzione del campanile. Nessuno fu però approvato. Fu Caterina la Grande stessa a trovare la soluzione:

"Bisogna ricostruire il campanile esattamente come era il vecchio, perché tutti gli altri progetti non sono altrettanto belli".

Le case per la classe "plebea", "agiata" e "nobile"

Nei primi anni della sua permanenza a Pietroburgo Trezzini visse nel quartiere greco, ovvero lì dove ora si trova vicolo Aptekarskij e dove allora si trovava la prima farmacia della città, subito dopo il campo di Marte. Il quartiere si chiamava così perché era abitato in maggioranza da capitani, nostromi e marinai provenienti dalle isole Ioniche. Naturalmente vivevano lì anche cittadini di diverse altre nazioni, come marinai italiani, artigiani tedeschi.

L'urbanizzazione del quartiere fu abbastanza caotica e, di conseguenza, le vie erano talmente strette che non riusciva a passarvi nemmeno una carrozza. Ciononostante, al centro del quartiere rimasero piccoli slarghi, dove si svilupparono un mercato finlandese, una chiesa cattolica e una chiesa protestante.

All'inizio Domenico Trezzini non ricopriva nessuna carica ufficiale e portava abiti civili di foggia tedesca: un caffettano fino alle ginocchia di panno blu con grandi risvolti alle maniche e le tasche applicate di ampia capienza. Il colletto e i risvolti erano severamente decorati con galloni d'argento.

Dello stesso panno erano i pantaloni fino alle ginocchia. Sotto il caffettano c'era un giustacuore corto senza pieghe e colletto. Di sera, per andare a far visita a qualcuno o recarsi alle assemblee, indossava calze e scarpe, mentre di giorno indossava sempre degli stivali per potersi arrampicare nei cantieri.

E di cantieri sotto la sua supervisione era piena quasi tutta la città. Preparava la pianta dell'isola Vasilevskij, contemporaneamente all'inizio dei lavori della Laura di Alessandro-Nevskij, alla sua partecipazione alla progettazione e alla costruzione dei ponti e degli archi trionfali, al progetto della Residenza estiva e invernale di Pietro, nonché all'allestimento dell'ufficio postale e della farmacia principale e alla costruzione di abitazioni private di molti nobili.

Per regolamentare la costruzione di edifici ad uso civico l'imperatore ordinò a Trezzini di preparare dei progetti-tipo per tali abitazioni. Così fecero la loro comparsa le famose case "per i plebei", per la gente "agiata" e per la gente "nobile", semplici ma eleganti costruzioni in stile barocco nordico.

"La casa ideale per la plebe", cioè per il ceto inferiore della popolazione urbana, era una casa sviluppata solo al pianterreno, semplice dal punto di vista architettonico, che anche all'interno era decorata in modo estremamente modesto. "La casa ideale per la gente agiata" consisteva in un edificio con un'ampia facciata, che si sviluppava su due piani, quando vi erano i mezzi economici.

Di solito una simile abitazione apparteneva a un artigiano agiato, al padrone della panetteria oppure, per usare un linguaggio moderno, ai "rappresentanti della classe media". Nel progetto "per i nobili" comparivano le raffinatezze architettoniche e le decorazioni che sottolineavano la nobiltà del padrone. In una casa simile, ubicata sulla piazza che oggi porta il suo nome, andò a vivere anche l'architetto stesso.

Lo stile che caratterizzava l'architettura di Pietroburgo, ideato all'inizio del XVIII da Trezzini e approvato dallo zar, doveva fare da sostegno a un certo prestigio del committente, della città e, in fin dei conti, dello Stato. Ma, nonostante ciò, lo stile si poteva facilmente adattare. Non a caso, tale principio "unificatore" fu usato da Trezzini per la realizzazione del progetto dei Dodici Collegi.

L'edificio era destinato al Senato, al Sinodo e ai collegi, gli organi supremi di governo statale in Russia, istituiti da Pietro I nel 1718. Nel progetto l'architetto prevedeva due edifici di tre piani, autonomi, ma di uguali misure, così da rispecchiare simbolicamente l'indipendenza di ognuno dei due Collegi e, allo stesso tempo, da sottolineare la loro collegialità nella risoluzione dei problemi statali.

Un russo possidente

Nel 1736 Trezzini fu insignito del grado di Luogotenente-Colonnello di fortificazione. Allora viveva nella casa costruita da un suo progetto sull'isola Vasilevskij, all'angolo della Quinta linea e del lungofiume Universitetskaja. Nel 1730 la zarina Anna Ioanovna, nel giorno della sua incoronazione, gli regalò una tenuta dal nome Maloe Zareče nel rione Roždestvenentskij del governatorato di San Pietroburgo. E l'architetto italiano diventò un possidente russo e un nobile ereditario dell'Impero Russo.

Trezzini sarebbe potuto andare via tante volte dalla Russia. Proprio come avevano fatto prima di lui, dopo aver guadagnato una cospicua somma di denaro, tanti professionisti stranieri invitati da Pietro I.

Ma il primo architetto di Pietroburgo decise per una sorte diversa. Le cognizioni e le capacità dell'architetto italiano andarono pienamente d'accordo con i desideri dello zar russo. Ed ecco sulle rive della Neva apparvero gli inconfondibili tratti della nuova capitale russa.

Ma questo era soltanto l'inizio. Con la morte di Pietro finì l'epoca delle grandi trasformazioni. Negli ultimi anni della sua vita Trezzini riceveva sempre meno commissioni e si concentrò, alla fine, nell'opera principale della sua vita: la fortezza di Pietro e Paolo.

Domenico Trezzini morì nel 1734, un anno dopo la consacrazione della cattedrale di Pietro e Paolo, fu sepolto nel cimitero nei pressi della chiesa Sampsonievskaja, che costruì per lo zar Pietro I in onore della vittoria alla battaglia di Poltava. Ma già si stava preparando per entrare sulla scena della storia il suo principale decoratore, Francesco Bartolomeo Rastrelli.

 
In questa sezione
01.07La lupa capitolina
01.07L'architetto preferito di Caterina la Grande
23.06Le lupe sul Tevere
23.06Il genio del barocco all’epoca di Caterina
23.06La Grotta Rossa
01.12La lupa in giro per il mondo
01.12La mafia Siciliana. Sempre sazi e ubriachi
01.09La lupa capitolina
01.09Le lingue del papagalli parlanti
01.09La citta Russa piu Italiana