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01.12.2008
La lupa in giro per il mondo  
Segovia. Aqueduct. Brasile Segovia. Tokio. Hibiya Park. Tokio. Stadio Olimpico Romania Hamilton (Nuova Zelanda) Mar del Plata Somerset Lupa Capitolina La lupa in giro per il mondo Parigi

La lupa in giro per il mondo

Una delle più famose opere dell'arte mondiale, la lupa Capitolina, che rappresenta in modo figurativo la leggenda della fondazione di Roma da parte dei fratelli Remo e Romolo. La lupa è ritenuta di diritto il simbolo della città eterna.
Ogni giorno migliaia di turisti si recano nei musei capitolini per vedere la scultura di bronzo di 75 centimetri di altezza. Oggi la sua copia abbellisce non soltanto la piazza davanti al palazzo dei Senatori, dove si trova il municipio di Roma, ma anche tante altre città al mondo.

Una leggenda mondiale

La storia dei fondatori di Roma è simile a una fiaba. I governanti devono distinguersi dalla gente comune, così i fratelli Romolo e Remo sono stati salvati e allevati da una lupa. L'ombra a questa insolita famiglia era data da un albero di fico che diventò, insieme alla lupa, il simbolo di Roma, mentre un picchio e una pavoncella si prendevano cura dei bambini.

Fin dai tempi lontanissimi non c'è altro che invochi in modo più forte il senso di patriotismo quanto l'mmagine di una lupa e di due piccoli bambini.

La leggenda su una bestia che ha allevato il figlio di un umano che poi diventa un grande eroe è ricorrente in tutta la storia del Mondo Antico. Una leggenda antica dell'Iran racconta della lupa che ha allevato Ciro il Grande, fondatore dello stato persiano. Una leggenda popolare slava racconta di una lupa e di un orso che hanno allevato due gemelli: Valigora (Buttalamontagna), che spostava i monti, e Virvidub (Strappalaquercia), che strappava le querce con le radici.

In Germania esiste una leggenda su Dietrich, chiamato Wolfdietrich, secondo il nome della sua nutrice lupa. In India lo stesso soggetto si ripete nelle fiabe su Satavahana e una leonessa, su Sinbad e una tigre.

Esiste anche una leggenda che raccona di Burta-Chino, un ragazzino che fu gettato in un lago e salvato da una lupa, per poi diventare il fondatore dello stato turco. Anche una tribù primitiva, gli yuracare in Bolivia racconta del suo eroe divino Tiri, allevato da una femmina di giaguaro.

Però proprio la lupa capitolina fu destinata a diventare un simbolo della maternità conosciuto in tutto il mondo.

Il simbolo della città eternà

Per la prima volta la lupa capitolina è menzionata nella "Storia naturale" di Plinio. Secondo il filosofo la scultura stava sul Foro romano vicino al fico sacro. Cicerone scrive che la scultura della lupa si trovava sul colle Capitolino e una volta fu colpita da un fulmine. Egli menziona anche la scultura di "un bambino che si nutre del latte di una lupa".
Si ritiene che la lupa fosse il totem degli Etruschi e dei Sabini, abitanti dell'Italia antica, e la statua fu portata a Roma in segno dell'unione dei Romani con questi popoli.

Una bestia forte, che si appiglia al suolo con le zampe anteriori e volge la testa con la bocca digrignata e mostra le zanne è presentata da un vecchio maesto con convincente credibilità. Sui fianchi incavati si intravedono le costole, le orecchie sono ritte. La lupa sta ferma ascoltando guardinga i sussurri misteriosi della foresta. La sua immagine severa e nitida, si staglia feroce.

Una predatrice e, allo stesso tempo, una madre misericordiosa. In tutto il suo aspetto la lupa dimostra che lotterà fino alla morte per difendere i piccoli d'uomo, che si protendono verso i suoi capezzoli gonfi di latte.

Ogni guida vi racconterà che, duemila anni fa, la famosa scultura fu plasmata dal maestro etrusco Vulca. Secondo i calcoli degli storici questo avvenne negli anni Settanta del V secolo a. C. Le figure di Romolo e Remo furono scolpite secoli dopo dal maestro fiorentino Antonio del Pollaiolo, alla fine del XV secolo. La loro origine è confermata da fonti documentali. Per quanto riguarda l'attribuzione del periodo di realizzazione della lupa gli studiosi, invece, hanno ancora oggi dei dubbi.

Parecchi anni fa, durante i lavori di restauro della lupa capitolina, è stato scoperto che la statua fu fusa in un solo blocco. Ma i Greci antichi, gli Etruschi e i Romani non conoscevano una simile tecnica di fusione, che fu utilizzata solo più tardi, all'epoca dei Carolingi (VIII-IX secolo), quando si presentò la necessità di fondere oggetti più grandi, come, ad esempio le campane.

Gli scultori antichi fondevano le statuette di metallo a blocchi separati e poi univano le parti insieme. È recente la teoria di alcuni studiosi dell'Università di Salerno, che hanno fatto ulteriori ricerche sulla statua della lupa capitolina e che hanno affermato tale tesi. Del resto, un punto fermo sulla questione non è ancora messo.

Dall'Australia al Canada

Oggi le immagini della lupa capitolina si possono trovare in ogni angolo del mondo: in Australia, Giappone, Spagna, Brasile, Francia e in tanti altri paesi. Ad esempio per i Romeni la lupa capitolina è diventata addirittura un simbolo del loro patrimonio culturale, perché secondo le numerose datazioni storiche e le cronache delle tribù guerriere dacie nel secondo secolo dopo Cristo, insediate sul territorio dell'attuale Romania, l'imperatore romano Traiano vinse proprio lì. In onore di questo avvenimento, nella Roma antica, fu eretta una colonna in suo onore e col suo nome, la colonna di Traiano.

Dopo la vittoria sui Daci i Romani condussero una politica di assimilazione e diffusione della cultura romana tra i popoli assoggettati. Col tempo la lingua delle antiche tribù, che vivevanio sul territorio della Romania contemporanea, si fuse con la lingua latina; questo fu l'inizio della lingua romena.

Una copia della lupa capitolina fu regalata dall'Italia alla Romenia ancora nel secolo scorso, nel 1906, in occasione del compleanno del re romeno Carlo I. Il piedistallo della scultura che si trova a Bucarest reca l'iscrizione che si tratta di un regalo da Roma.

Nel 1920 il municipio di Roma ha inviato in dono a Buenos-Aires una copia della lupa capitolina in occasione del centenario della rivoluzione di Maggio, che ha sancito l'inizio dell'indipendenza dell'Argentina.

Un grande ammiratore di questa scultura fu il dittatore italiano Benito Mussolini. Dopo essersi autoproclamato padre della Nuova Roma ha spedito varie copie della lupa capitolina in diversi paesi. Una copia fu messa nel 1931 a Hyde Park e a Cincinnati negli USA. Sempre negli Stati Uniti, un'altra fu spedita nella città di Roma che si trova nello stato della Georgia, una quarta copia fu inviata a New York.

La grande Roma, attraverso l'eredità antica e la religione cattolica, ha enormemente influenza nel corso della storia i paesi più diversi tra loro. Gli emigranti dalla terra italiana, ricca di talenti, si sparpagliarono in tutto il mondo, arricchendo la cultura di tante nazioni. Non a caso sull'iscrizione scolpita sul basamento della lupa capitolina a Ottawa è scritto che la scultura fu eretta in onore delle migliaia di italiani che hanno donato le loro migliori qualità per la formazione della nazione canadese.

La città più italiana

San Pietroburgo di diritto può chiamarsi la città più italiana della Russia. Tanti dei suoi palazzi sfarzosi e dei suoi parchi sono stati creati grazie al genio degli architetti italiani Trezzini, Rinaldi, Quarenghi... Ognuno di loro lavorava senza sosta, come disse l'architetto del Palazzo d'Inverno, Bartolomeo Rastrelli, "solo e unicamente per la gloria russa".

I nomi degli architetti italiani che costruirono San Pietroburgo sono impressi nei toponimi della città: piazza Trezzini, via dell'architetto Rossi, vicolo Quarenghi. Su piazza Manejnaia sono stati collocati i busti dei quattro architetti italiani.

Però i legami tra San Pietroburgo e l'Italia non si limitano all'architettura. In Italia studiarono alcuni grandi maestri della pittura russi, l'Italia fu osannata dai poeta Tjutčev e Brodskij e dallo scrittore Bunin. La storia dei legami culturali ed economici tra l'Italia e San Pietroburgo iniziò dal momento della fondazione della "Venezia Nordica", questi legami non si sono dissolti fino ad oggi. E non c'è dubbio che un naturale passaggio in questa cordiale collaborazione che dura da più di trecento anni, potrebbe essere l'erezione a San Pietorburgo di un monumento alla lupa capitolina, simbolo della città eterna e di tutta l'Italia.

 
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