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01.07.2009
 
L`architetto preferito di Caterina la Grande Il palazzo di Pietro III Il palazzo Cinese Il palazzo di Marmo

L'architetto preferito di Caterina la Grande

Il ricevimento dell'imperatrice aveva sempre inizio alle nove. Per primo, di solito, entrava il capo della polizia con il rapporto sulla prosperità della capitale, solo dopo di lui entravano le altre importanti cariche dello Stato.
Per tutti gli altri l'udienza era fissata dopo le dieci di mattina. All'architetto fu ordinato di arrivare al Palazzo d'Inverno alle nove, ciò significava che si trattava di un affare molto serio.
Entrato nella camera da letto, dove l'imperatrice soleva ricevere i visitatori, Rinaldi fece un inchino e baciò la mano protesa dell'imperatrice.

- Siediti, Anton Antonovič. Lasciamo le cerimonie da parte. Ecco guarda, cosa ne dici di questo progetto?
Caterina indicò il tavolo dove erano posizionati gli schizzi.
Rinaldi prese il primo foglio. I disegni erano fatti da una mano inesperta, senza nemmeno un minimo d'armonia nelle proporzioni.

- Magnifico, si vede che c'è la mano di un maestro, - sorprendendo perfino se stesso, l'architetto agì astutamente.

- Mi aduli, Anton Antonovič. Ma va bene così. Prendilo a modello, correggilo se serve. Per la costruzione dell'edificio non devi badare a spese. Il palazzo è un mio regalo per il conte Orlov e dovrà essere qualcosa di unico. Vai. Confido in te.

Da più di due secoli s'innalza sopra la Neva un palazzo rivestito di marmo roseo, suscitando l'ammirazione sia delle generazioni passate che di quelle attuali. È veramente divenuto un'eccellente opera architettonica, unica nel suo genere. Lo stesso si può dire, praticamente, di ogni opera del grande architetto.

Passando per la Malorossia (Ucraina)

Antonio Rinaldi nacque nel 1709 in Italia. Il posto dove è nato non è noto con precisione, ma si può supporre che la sua famiglia vivesse vicino Napoli. Il fatto è che il suo maestro, il napoletano Luigi Vanvitelli, selezionava i suoi aiutanti solo nei dintorni di Napoli.

Antonio, insieme ad altri allievi, prese parte alla realizzazione di molte opere di Vanvitelli. In realtà, proprio questo fu il metodo d'insegnamento di uno dei più grandi architetti del barocco italiano.

Negli anni 1740-1745, divenuto ormai un esperto architetto, Rinaldi costruì a Pesaro la cattedrale del monastero di Santa Maddalena, progettata da Vanvitelli; in seguito partecipò alla costruzione del convento di Sant'Agostino a Roma. La più importante opera comune di Vanvitelli e di Rinaldi è la Reggia di Caserta.

Questo edificio entrò nella storia dell'architettura come una delle più importanti opere del tardo barocco italiano. Molti anni più tardi, alcuni elementi decorativi e architettonici della Reggia di Caserta saranno riutilizzati da Rinaldi per la costruzione del Palazzo di Marmo, del Palazzo a Gatčina e padiglione dello Scivolo, anche detto delle Montagne Russe (Katalnaja Gorka), per le discese in slitta, a Oranienbaum (Aranceto).

La sua ambizione non permise al giovane architetto di accontentarsi di un ruolo di secondo piano. Rinaldi aspirava a mettersi in proprio. In Italia, che a quel tempo era frammentata in tanti piccoli stati e indebollita dalle guerre interne, realizzare una grande costruzione era per lui solo un sogno.

Perciò quando ricevette l'invito di dirigere a Baturin i lavori della nuova residenza del getman ucraino Kirill Razumovskij, fratello dell'onnipotente favorito di Elisabetta Petrovna, acconsentì senza il minimo indugio.

Il contratto firmato da Rinaldi prescriveva la durata del suo incarico in sette anni, l'obbligo di istruire gli allievi dell'architetto, un salario annuale di 1200 rubli, il viaggio di ritorno pagato dalla Russia all'Italia in caso di rimpatrio.

Inoltre avrebbe potuto "sperare nei favori speciali del getman ogni qualvolta avesse dato prova della sua arte e della sua buona condotta". Sette anni si trasformarono in oltre trenta, grazie all'estro creativo dell'architetto, che progettò in Russia le sue opere migliori.

Nel 1751 Rinaldi arrivò a Baturin con un incarico onorevole. Doveva trasformare quel paesino di una remota provincia in una capitale di una grande e ricca regione.

Nessuno di tali piani però fu mai destinato a realizzarsi. A Pietroburgo l'entusiasmo per il progetto della residenza del getman si raffreddò molto presto e, con la scusa della mancanza di fondi, si rinunciò alla costruzione.

Ma i tre anni di servizio presso il conte Razumovskij non trascorsero a vuoto. I progetti eseguiti da Rinaldi in precedenza per il getman furono notati e, nel 1754, diventò l'architetto "della piccola corte", così era chiamata a quel tempo la cerchia di persone vicine all'erede al trono, ovvero il futuro imperatore Pietro III, proprio su sua proposta, l'architetto iniziò alcune grandi opere a Oranienbaum, che durarono oltre due decenni.

La primavera del genio

Le opere principali dell'architetto a Oranienbaum furono l'elegante palazzo di Pietro III, il Palazzo Cinese, unico nel suo genere, e l'incantevole padiglione dello Scivolo.

Honoré de Balzac disse una volta che "esiste la primavera del genio, così come esiste la primavera dell'amore". Le costruzioni di Rinaldi a Oranienbaum rappresentano senz'altro la primavera del genio.

Il palazzo di Pietro III, la prima opera dell'architetto a Oranienbaum degno di nota grazie a un progetto veramente straordinario, presenta un piccolo padiglione a due piani, coronato da una balaustra, e un piano inferiore che poco somiglia a un palazzo nel senso comune della parola.

La pianta del palazzo ha una forma quadrata con uno degli angoli tagliato a forma di arco; proprio questa parte del palazzo, che permette il passaggio da un'ala dell'edificio all'altra, svolge il ruolo di facciata principale.

La semplicità e l'essenzialità delle forme architettoniche furono compensate da Rinaldi con la varietà e l'eleganza del rivestimento degli interni. Tale approccio fu sviluppato nelle opere successive dell'architetto e gli portò il successo, non soltanto come maestro del classicismo di prima maniera, ma anche come ideatore del rococò russo.

Il palazzo di Pietro III faceva parte di un complesso, che non si è conservato fino ai nostri giorni, di una fortezza giocattolo a Peterstadt ed era allora un palazzo unico nel suo genere in Europa, costruito nella zona di una vera fortezza militare.

Il Palazzo Cinese fu costruito da Rinaldi come residenza estiva di Caterina la Grande, traendo ispirazione dall'estro creativo del pittore e storico dell'arte Aleksandr Nikolaevič Benua. Nel palazzo "i disegni decorativi, gli ornamenti in gesso, i quadri, i dettagli architettonici: tutto è messo in relazione in un insieme indivisibile che, grazie al suo effetto musicale, ha una certa affinità con le sonate di Haydn e Mozart".

Il nome del Palazzo - "cinese" - apparve soltanto nel XIX secolo, perché alcune delle sue stanze sono decorate in stile cinese e nelle collezioni collocate all'interno sono presenti opere di maestri cinesi.

In un primo momento il palazzo fu chiamato La casetta olandese o La piccola casetta di proprietà della maestà imperiale, o anche La casetta che si trova nel giardino alto.

A differenza della maggior parte delle residenze di campagna, il Palazzo Cinese non era destinato a lunghe permanenze dell'imperatrice ed era, per il carattere della costruzione, soltanto un padiglione per il tempo libero. Caterina la Grande spesso vi si isolava dalla corte rumorosa e amava mostrarlo, come se fosse una scatola preziosa, agli occhi degli ospiti illustri.

Il Palazzo cinese fu l'apice artistico e compositivo del complesso dei parchi della dacia di proprietà di Caterina la Grande a Oranienbaum, il cui progetto fu realizzato sempre da Rinaldi. Per il tono leggero dello stile è paragonabile ai migliori esemplari del rococò in Europa come, ad esempio, il magnifico Palazzo Sans-Souci nel giardino reale a Potsdam.

Un altro capolavoro architettonico, creato da Rinaldi nell'area della dacia di Caterina, è il padiglione dello Scivolo. Edificata su un promontorio naturale, circondata dal verde dei parchi, questa costruzione cattura l'attenzione per l'armonia ellenica delle proporzioni, per il perimetro allungato, per l'espressività plastica nelle facciate.

Nel XVIII secolo il padiglione faceva parte di una grandiosa attrazione, che non ebbe eguali nella storia dell'architettura. All'edificio di pietra si univa la montagna di legno, la cui lunghezza era di 532 metri. Da entrambi i lati della discesa stavano lunghi colonnati con il tetto piatto, decorato da balaustre e da centinaia di vasi e sculture.

La discesa dal monte iniziava all'altezza di 22 metri, da un trampolino di partenza apposito, a cui conduceva una scala dalla galleria del terzo piano del padiglione. Da questo piazzola scendeva lo scivolo ondulato, che aveva tre corsie ognuna larga 6 metri. La corsia mediana serviva per la discesa della slitta, le altre per issare le slitte con speciali carrucole.

Le Montagne Russe non ebbero lunga vita. Le ultime discese si svolsero nel 1801; già alla metà del XIX secolo le discese e il colonnato furono buttati giù e al loro posto apparve un prato con due filari di abeti bianchi.

Un miracolo di marmo

Nel 1768, l'anno della massima fioritura della sua arte, Rinaldi acquistò un piccolo edificio a tre piani nei pressi del Palazzo d'inverno. Uscendo da casa sua l'architetto poteva vedere contemporaneamente l'Ammiragliato costruito da Korobov, il magnifico Palazzo d'Inverno costruito da Rastrelli e, sulla riva opposta della Neva, alla sua vista si svelavano le costruzioni dell'epoca di Pietro il Grande: la fortezza di Pietro e Paolo, la Kunstkammer, gli edifici dei Dodici Collegi e il Palazzo di Menšicov.

In questa, dal punto di vista artistico, ideale sequenza di costruzioni architettoniche, Rinaldi cominciò a erigere il grandioso Palazzo di Marmo.

Il palazzo doveva essere costruito come regalo di addio dell'imperatrice Caterina al conte Grigori Orlov. All'inizio, sopra all'ingresso, c'era addirittura l'iscrizione: "Costruito in segno di gratitudine". Certo, i due si amavano profondamente e Caterina sognava di diventare la moglie di Orlov.

Però il saggio cancelliere Nikita Panin mise in guardia Caterina: "L'imperatrice russa può fare tutto quello che le aggrada, ma la contessa Orlova non può essere imperatrice". Così dovettero lasciarsi. Per prepararsi a tale triste congedo l'imperatrice commissionò la costruzione del palazzo al suo architetto preferito, Antonio Rinaldi.

A Rinaldi spettava un compito tutt'altro che facile. Non doveva soltanto creare qualcosa di veramente eccezionale ma, per definirne l'aspetto, doveva dare al palazzo la giusta collocazione all'interno della composizione architettonica del Lungoneva. Il talentuoso architetto eseguì tale compito in modo brillante.

Il Palazzo di Marmo bilanciò il massiccio volume del Palazzo d'Inverno, situato dalla parte opposta del Lungoneva. Se pareva che l'enorme Palazzo d'inverno fosse come appiattito a terra, il Palazzo di Marmo, rialzato da un zoccolo di granito, pareva invece "volare" sopra la Neva.

La creazione di Rinaldi è apprezzabile ancora oggi non soltanto per la nobiltà delle forme e delle proporzioni, ma anche per la bellezza del rivestimento in pietra fatto con marmi russi, che divennero tanto cari all'architetto italiano. Rinaldi fu il primo a fare largo uso della pietra naturale nelle grandi opere architettoniche di Pietroburgo.

Prima di lui le pareti dei palazzi si intonacavano o si dipingevano. Rinaldi, invece, fu in grado di valorizzare, con grande sensibilità, quell'effetto artistico che solo la pietra naturale può dare, il cui colore e la cui fattura si combinano armoniosamente con lo specchio grigiastro delle onde della Neva e con i colori sfumati del pallido cielo nordico.

Per la costruzione del palazzo l'architetto usò 32 tipi di marmo. Il marmo bianco fu portato dall'Italia, risultò più economico che portarlo dai monti Altai o dagli Urali. Tutto il resto del materiale di rivestimento fu scavato nelle cave vicino ai laghi Ladoga e Onega. Il marmo fu utilizzato anche per il decoro di dieci sale dell'edificio.

All'interno del magnifico palazzo sono presenti diverse allusioni all'intimo rapporto tra Caterina la Grande e il conte Orlov. Agli affreschi lavorò il pittore italiano Stefano Torelli, che decorò la sala di marmo, in cui si trova il dipinto delle nozze di Cupido e Psiche. È inutile sottolineare chi potrebbe essere rappresentato in questa allegoria; è chiaro a tutti, no?

Però Grigori Orlov non riuscì a vedere il palazzo in tutta la sua magificenza. Morì nel 1783, due anni prima della fine dei lavori per la costruzione. Orlov non poté quindi ricevere il regalo dall'imperatrice, però ebbe il tempo per contraccambiare il gesto, regalando a Caterina un magnifico brillante che ancora oggi porta il suo nome: "Orlov". Questa pietra, unica nel suo genere, orna lo scettro degli imperatori russi.

Da Gatčina a Zarskoe Selo

Contemporaneamente al Palazzo di Marmo Rinaldi costruì la cattedrale di Sant'Isacco (ricostruita successivamente prima da Vincenzo Brenna e poi da Montferrand) e il complesso del palazzo e del parco a Gatčina. Per questo palazzo l'architetto scelse la pietra travertinosa giallognola grigiastra, estratta da una cava vicino al villaggio Pudost.

Questa pietra ha la stupefacente proprietà di cambiare colore a seconda dell'illuminazione; così le pareti del palazzo appaiono calde e dorate alla luce forte del sole, mentre nei giorni nuvolosi acquistano una sfumatura fredda, del colore dell'acciaio.

"L'architettura del palazzo di Gatčina era austera e allo stesso tempo macabra, in un certo senso avrebbe potuto richiamare alla mente anche gli austeri palazzi italiani o i cupi castelli nordici, se il meraviglio materiale utilizzato da Rinaldi non avesse donato a Gatčina un tocco assolutamente originale, d'incanto; eppure questo marmo, la pietra di Pudost, si trovava in un posto vicinissimo..." - scriveva lo studioso d'arte, drammaturgo e traduttore Anatolij Vasilevič Lunačarskij. - "La cosa più bella nella pietra di Pudost è il suo colore grigio chiaro, quasi il colore del cielo nuvoloso. Sullo sfondo di questo cielo argenteo il castello pare aereo, quasi trasparente, straordinariamente leggero. L'austero e rigoroso edificio, tramutato nella propria fantasmagoria, nel proprio miraggio, è pieno di un incanto indefinibile, pare il ricordo di se stesso, è circondato dalla memoria del passato...".

Negli anni 1770 Rinaldi lavorò principalmente a Zarskoe Selo (Villaggio dello Zar) dove, seguendo i suoi progetti, si costituì una straordinaria successione di costruzioni monumentali dedicate alla gloria dell'esercito e della flotta russi, tra cui le colonne Česmenskaja, Moreiskaja e Krimskaja, nonché l'obelisco Kagul.

Questa fu l'ultima tappa del lavoro creativo del grande architetto. Nel 1874, visitando il Teatro Bolshoj, che si stava costruendo secondo il suo progetto (oggi al suo posto si trova il Conservatorio), Rinaldi cadde dall'impalcatura e si procurò un grave trauma. Venduta la casa ritornò in patria. All'architetto fu assegnata una pensione di 1000 rubli all'anno, che gli fu pagata fino a che fu in vita; il denaro gli era inviato per tramite del console russo in Italia.

Rinaldi morì il 10 febbraio 1794 a Roma.

 
In questa sezione
21.07Il primo costruttore della Palmira Nordica
01.07La lupa capitolina
23.06Le lupe sul Tevere
23.06Il genio del barocco all’epoca di Caterina
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