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01.07.2009
La capitale della Riviera dei fiori
La capitale della "Riviera dei fiori", San Remo, è veramente sommersa dai fiori. Lì si trova anche il mercato dei fiori più grande d’Italia, da dove garofani, rose, mimose, crisanetemi viaggiano verso tutta l'Europa.
Le stagioni russe Fino al X secolo la città era chiamata in un altro modo: Matuzia, in onore della dea Matuta, patrona del mare e dell'aurora. Secondo un'altra versione, questo nome fu dato in onore del patrizio romano Caio Matuzi, che costruì nella parte occidentale, vicino al mare, un paese con una ricchissima villa in proprio onore: villa Matuzia. Il nome odierno la città lo ebbe grazie al vescovo genovese Romolo, il quale, diffondendo il cristianesimo nel VII secolo, visse da eremita in una grotta nel monte Bignone. Scendeva spesso a Matuzia per aiutare le anime smarrite. Per i miracoli fatti il vescovo, ancora in vita, fu considerato un santo. Così nel X secolo gli abitanti di Matuzia chiamarono il paese in San Romolo, che con tempo si trasformò in San Remo. "San Remo è il posto più miracoloso d'Italia!" - con entusiasmo diceva della città la regina polacca, Anna d'Asburgo, già nel 1647. Però la fama di stazione termale europea le fu attribuito molto più tardi, alla metà del XIX secolo. Il boom delle stazioni termali di San Remo iniziò nel 1855, grazie alla storia d'amore di un medico e della sua paziente descritta da Giovanni Ruffini nel romanzo Il dottor Antonio. Oltre alle romantiche peripezie dei suoi protagonisti Ruffini si prodigò anche nella descrizione della montagna e dei paesaggi marini nei dintorni di San Remo, che fecero da sfondo al dramma strappalacrime. La descrizione dei paesaggi riuscì così bene all'autore che, dopo la pubblicazione del romanzo in lingua inglese, molti inglesi decisero di constatare con i propri occhi il fascino delle bellezze liguri. La realtà superò tutte le aspettative. E già dopo pochi anni San Remo fu stracolma di abitanti dell'Albione nuvolosa desiderosi di trascorrere gli inverni in Italia, invece che nella piovosa patria. La stagione delle cure termali dei russi a San Remo fu aperta dall'imperatrice Maria Alessandrovna, consorte dell'imperatore Alessandro II, la quale passò lì l'inverno del 1874-75 e, in segno di gratitudine, regalò alla città duecento palme che furono piantate nelle viale del lungomare. Le autorità della città contraccambiarono il regalo e nominarono questo viale Corso Imperatrice. Era il periodo in cui sorgevano dappertutto, in modo stupefacente, le "riviere" più diverse: quella francese dell'Atlantico, vicino a Biarritz, sulla costa Azzurra, e del piccolo principato di Monaco con Montecarlo, quella italiana, in Liguria, nonché la riviera russa della Crimea. Il giornale "La riviera russa", l'edizione a stampa principale della costa meridionale della Crimea, scrisse in quegli anni, con sdegno, che l'imperatrice aveva lasciato la patria, sostituendo Yalta con le villeggiature d'oltremare, ed ecco che i nobili russi, secondo la nuova moda imperiale, spesero enormi ricchezze all'estero. I giornali della Crimea indicarono come luogo principale, in cui furono lasciati enormi capitali russi, appunto San Remo. Nel 1895 lì si sottopose a cure, ahimè inutilmente, e morì all'età di venti anni il grande principe Aleksej Michailovič. La sua salma fu successivamente trasportata a San Pietroburgo e seppelita nella Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo. I russi si recavano a San Remo per guarire dalla tisi o, semplicemente, per riposare: le famiglie Olsufiev, Sheremetiev, Bagration-Muchranskij, Demidov, Obolenskij, Apraksin, Abamelek-Lazarev elessero questa cittadina accogliente a sede per la propria dacia invernale, e qualcuno si trasferì lì per abitarvi stabilmente. A San Remo passò il suo ultimo inverno l'illustrissimo scrittore russo Aleksej Konstantinovič Tolstoj, autore del magnifico romanzo "Pietro I" e di tante altre opere belle. A San Remo fiorirono numerosi salotti letterari, frequentati da persone famose. Piotr Ilič Čajkovskij, conquistato nel dicembre del 1877 dalle bellezze della riviera italiana, scrisse: "...qui vedi le palme, i limoni, gli aranci e qui fa molto caldo... Com'è possibile che nel bel mezzo dell'inverno non ci sia freddo e neve?" Čajkovskij componeva la sua celebre musica trovando l'ispirazione e la tranquillità nella natura ligure. Lì è nata la una delle più famose sinfonie del compositore e l'aria dell'Oneghin. La diaspora russa verso San Remo aumentava senza sosta. Nella città apparvero il consolato, il bagno russo, la biblioteca, il forno dove si faceva il pane nero, si pubblicavano parecchi giornali russi. Ma la cosa principale fu la costruzione di una chiesa russa. Una cattedrale ortodossa, una rarità per l'Italia, che è rimasta anche ai nostri giorni uno dei più importanti monumenti di San Remo. Nel 1910 per la costruzione del luogo di culto fu fondato un comitato organizzativo, campeggiato dall'onnipotente procuratore capo del Santo Sinodo, il senatore Vladimir Karlovič Sabler, che amava trascorrere periodi di riposo in questa città. A suo parere "era evidente quanto fosse necessaria una chiesa in una città visitata da migliaia di malati". Nel 1912 Nicola II approvò il Comitato della città di San Remo e autorizzò in tutta la Russia una raccolta di donazioni per la costruzione della chiesa a San Remo; lo stesso zar donò a tal fine duemila rubli. La prima pietra fu posata il 26 novembre 1912 e già l'anno successivo la chiesa fu battezzata nel nome di Cristo Salvatore, della santa martire Caterina e del santo Serafim Sarovskij, che fu canonizzato poco prima di questo avvenimento. Autore del progetto divenne il famoso architetto russo Aleksej Sčusev. Ma il futuro ideatore del Mausoleo di Lenin sulla Piazza Rossa a Mosca non visitò mai San Remo (dove viveva sua sorella), poiché la costruzione della chiesa sul posto e tutti i lavori furono diretti dall'ingegnere locale Pietro Agosti. Così sulla costa del mar Ligure apparve il meraviglioso luogo di culto in stile pseudo russo, che rammenta la chiesa "del Salvatore sul Sangue Versato" di San Pietroburgo. Un angolo di paradiso La "riviera dei fiori" è una denominazione molto precisa per San Remo, luogo di cura termali di mare, dove di fondamentale importanza è la vegetazione della macchia mediterranea, la flora. Le sontuose ville dai più diversi stili architettonici, dal neogreco al moderno high-tech, sono circondate da veri e propri giardini botanici. Giardini con palme, fitti e incolti arbusti di malva, tipici del Sud, vigne, luppolo, aiuole di petunie profumatissime e rigogliosi cespugli di ortensie di ogni colore. A proposito, a San Remo ci sono ortensie dai più incredibili colori, a eccezione del nero, naturalmente! Si possono trovare ortensie di colore rosa, crema, lilla, giallo, avorio e addirittura simile al cioccolato al latte! A San Remo, nell'arco di tutto l'anno, si svolgono tutti i più importanti fiere e festival italiani di fiori. Poi ci si può alzare all'alba e recarsi nella piazza centrale della cittadina, dove già dalle sei di mattina inizia la vendita dei fiori. San Remo, con le sue stradine strette del centro e le belle ville, è veramente l'ideale per le passeggiate a piedi. La città vecchia frugalmente si adagia sul versante della collina. È un pittoresco labirinto di stradine strette, che si chiamano caruddi, da cui non è ancora volato via lo spirito del Medioevo. Qui si trovano i negozi di salami, vini e spezie, di dolciumi, le botteghe di cashmir e le case vecchie di città con gli stemmi, tra cui una casetta dove visse Čajkovskij. E le ville, compresa quella di Alfred Nobel, dove l'inventore della dinamite passò gli ultimi anni di vita. Il simbolo dello spirito della città vecchia è la chiesa del XVII secolo della Madonna della Costa in stile barocco. Questa madonna è la patrona non soltanto della città ma di tutta la costa. Lì vanno a chiedere perdono dei peccati con le preghiere gli accaniti buontemponi da tutto il mondo, che da tempo sono "incatenati" al famoso casino a San Remo. Il casinò fu costruito in stile liberty, secondo il progetto di Eugène Ferret, negli anni 1904-1906. Ai residenti di San Remo è vietato entrarvi, soltanto i visitatori possono. Questo perché gli introiti che derivano dai giochi d'azzardo vanno nelle casse comunali e devono contribuire all'aumento del livello della vita dei cittadini, non certo portare le loro famiglie sul lastrico! Perciò, per giocare, i sanremesi se ne vanno a Montecarlo, che si trova molto vicino... Parlando di San Remo non si può non menzionare il festival annuale della canzone popolare italiana. I nomi di Pupo, Celentano, Raffaella Carrà, Albano, Toto Cutugno e di altre stelle italiane della musica pop suscitano nostalgici ricordi di quel tempo, quando tutti i cittadini dell'ex Unione Sovietica stavano incollati al televisore per seguire le peripezie di quel concorso. Ma non a tutti è noto che a San Remo c'è un altro concorso canoro, quasi come a fare da contrappeso al festival. Il concorso è dedicato al compositore, autore ed esecutore musicale Luigi Tenco, che si suicidò nel gennaio del 1967, esprimendo così la sua protesta verso la parzialità della giuria. In quell'anno Luigi, insieme a una stella del pop già nota, Dalida eseguì al festival la canzone "Ciao, amore, ciao!" Con la cantante Tenco aveva una tenera relazione sentimentale e prima del festival tutti i critici predissero la vittoria a questa bella coppia. Invece la loro canzone non arrivò nemmeno alla serata finale. Oggi esistono differenti versioni di questa tragedia nella vita e nell'amore di due brillanti stelle del firmamento musicale, Dalida e Luigi Tenco. Può essere che l'amore per una donna bella, famosa e capricciosa sembrò una prova troppo difficile al cantante. Può essere che a Tenco, ambizioso come era, parve così oltraggioso il giudizio troppo penalizzante della giuria del festival, proprio nel momento in cui voleva scalare la vetta delle classifiche e giungere all'apice della gloria accanto alla sua amata. Su Luigi Tenco oggi si continuano a scrivere libri e versi. E dall'anno 1974, in autunno, di solito alla fine d'ottobre, nella città di San Remo si svolge il festival della canzone d'autore a lui dedicato. Ma i tristi ricordi si dileguano presto nell'atmosfera di questo angolo di paradiso della costa ligure, creato appositamente per i sogni, l'amore e l'arte. Qui è tanto piacevole bagnarsi nelle calme onde del mare di mattina, sorridere spensieratemente e dimenticare tutto da far scomparire le rughe sulla fronte. Per queste mattinate silenziose sulla riva del mare qualcuno chiama San Remo "la fabbrica degli occhiali rosa". "Questo posto è una cosa veramente miracolosa!" - scriveva nel gennaio del 1878 Piotr Ilič Čajkovskij al suo amico poeta Aleksej Apuchtin. - Dappertutto olivi, palme, rose, aranci, limoni, eliotropi, gelsomini.... Insomma un'apice di bellezza. Pare che non esista niente di più ammirabile che San Remo". La moglie di Napoleone III si fermò a San Remo più di una sola stagione invernale. Alfred Nobel vi trascorse gli ultimi anni della sua vita, dal 1890 al 1896, in una delle più belle ville della città, costruita in stile mauritano. In questa casa fu redatto il suo famoso testamento per il premio. |
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